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Monte dei Paschi, in attesa del piano industriale i sindacati battono cassa

I risultati preliminari diffusi il 10 febbraio delineano un Monte dei Paschi solido e

stabilmente ritornato a una redditività elevata e strutturale. Si tratta di risultati che

confermano la solidità del percorso intrapreso e che trovano fondamento nella qualità

del lavoro quotidiano svolto nelle filiali, nelle strutture centrali e nelle reti commerciali.

Nella call con analisti e dipendenti dello stesso giorno, l’Amministratore Delegato ha

indicato una traiettoria di sviluppo fondata sulla valorizzazione dei marchi Montepaschi

e Mediobanca, sul rafforzamento della presenza nei segmenti a maggiore valore

aggiunto e sul ruolo da protagonista che l’Istituto intende continuare a svolgere nel

risiko bancario italiano, anche in prospettiva futura. È stata richiamata l’importanza

dell’identità del Gruppo e la possibilità di un ampliamento del perimetro operativo,

rinviando al piano industriale le scelte di dettaglio.

Nella serata del 17 febbraio il Consiglio di Amministrazione ha diffuso un comunicato

stampa che definisce l’evoluzione della struttura societaria: integrazione con

Mediobanca mediante fusione per incorporazione e conseguente delisting, con

concentrazione delle attività di corporate & investment banking e private banking in una

società non quotata interamente controllata dal Gruppo, destinata a mantenere la

denominazione Mediobanca. In tale ambito confluiranno i servizi rivolti alla clientela di

fascia alta e le competenze consulenziali e finanziarie distintive, secondo un modello

operativo specializzato orientato alla creazione di valore e alla realizzazione delle

sinergie industriali.

Il piano industriale del 27 febbraio rappresenterà il momento di verifica concreta di

questa traiettoria.

In questa prospettiva, i sindacati del Monte dei Paschi indicano con chiarezza, come già fatto in

passato, le linee guida che dovranno necessariamente orientare il confronto sul

prossimo piano industriale:

– il mantenimento del perimetro delle attività attualmente presenti nel Gruppo,

quale elemento di coesione industriale e stabilità occupazionale;

– la valorizzazione e lo sviluppo delle professionalità interne;

– la tutela integrale delle condizioni normative, salariali e professionali delle

lavoratrici e dei lavoratori, nel rispetto del CCNL del credito e del sistema di

garanzie costruito attraverso la contrattazione aziendale;

– il ruolo centrale della contrattazione di secondo livello, che nel Monte dei Paschi

disciplina ambiti industriali, organizzativi e professionali, ben oltre gli standard di

settore.Con riferimento a quest’ultimo punto, si richiama la controparte aziendale alla necessità

di finalizzare, in tempi rapidi, i demandi previsti dalla contrattazione di secondo livello

con riferimento ai capitoli economici e normativi, in particolare al valore del ticket

pasto, al contributo del datore di lavoro alla previdenza complementare e agli

organici, con l’obiettivo di addivenire alla sottoscrizione di specifiche intese in materia,

indipendentemente dall’evoluzione della negoziazione strategica ed industriale.

I risultati economici conseguiti e la rilevante remunerazione prevista per gli

azionisti rendono necessario che il valore generato sia redistribuito in modo

equo e riconoscibile. Il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori deve trovare

riscontro concreto in riconoscimenti economici, strumenti di welfare, percorsi

di sviluppo professionale e adeguate tutele, in un equilibrio che tenga conto

anche degli interessi di clienti e territori.

Il piano industriale del 27 febbraio non sarà soltanto un documento destinato agli

investitori, ma il banco di prova di una responsabilità condivisa. Se verrà costruito con

trasparenza e con il reale coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori sin dalla

fase di definizione, potrà consolidare un Monte più forte, più equo e più radicato nel

territorio, rafforzando le competenze interne e il legame con le comunità di riferimento.

Se verrà gestito senza ascolto, rischierà invece di disperdere il patrimonio professionale

che ha reso possibile il percorso compiuto, e di indebolire le condizioni necessarie per

consolidare i risultati raggiunti.

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