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Lunghe notti e giorni per imparare, Meloni e la sinistra a scuola da Ivano Fossati

Luigi Manconi su La Repubblica parla di Termidoro di Giorgia Meloni (nella foto): “L’immagine di Giorgia l’Africana appariva sgranata e nebulosa mentre, qualche giorno fa, nel corso dell’assemblea dell’Unione africana ad Addis Abeba, illustrava le prospettive mirabolanti del cosiddetto piano Mattei. Dunque, la premier italiana, come si dice dalle mie parti, «non è uscita in fotografia», proprio nella circostanza che, se forse non verrà ricordata dagli storici del futuro come un nuovo inizio per l’Unione europea, tuttavia ha rappresentato l’importante occasione per una seria presa di coscienza della propria crisi e dei passi necessari per affrontarla. A Monaco, infatti, l’Italia non c’era. E questo ha fatto scricchiolare quell’asse Italia-Germania che la destra già celebrava come il fulgido orizzonte della prossima politica continentale. In realtà non c’è alcun asse e, parallelamente, si manifesta la crisi di un altro fondamento dell’immaginifica ingegneria meloniana: anche quella funzione di ponte (tra Italia e Usa) mostra tutta la sua sismica instabilità. In altre parole – commenta – l’euforico agitarsi di Meloni a livello internazionale ha portato, certo, a lusinghieri apprezzamenti, ma non al riconoscimento di un protagonismo politico efficace e autorevole. Peggio: l’Italia non sembra in grado di giocare un ruolo indipendente, né nelle relazioni transatlantiche, né sul piano europeo e, tantomeno, nel conflitto russo-ucraino e in quello in corso in Medio Oriente. Oggi la presidente del Consiglio appare inopinatamente incartata. La maggioranza continua a godere di un notevole consenso da parte dell’elettorato, a intercettare sentimenti e umori popolari e a governare alla meglio una coalizione dove pure si aprono crepe acute. All’origine c’è l’irrisolta questione dell’identità culturale e politica di questa coalizione quale conseguenza dell’irrisolta questione dell’identità culturale e politica della sua leader. Ma non va sottovalutato un ruvido dato materiale rappresentato dalle condizioni economiche di un paese, più che fermo, immobile fino alla glaciazione”. Manconi, infine, cita altre due ‘spine nel fianco’ per la premier: il referendum e il partito di Vanancci: “Insomma, per Giorgia Meloni ci saranno ancora «lunghe notti e giorni per imparare» (Ivano Fossati). Non meno lunghe e non meno popolate di sogni e di incubi le notti della sinistra”.

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