Alla radice della crisi dei partiti senza sezioni e ideologie
A causa delle astensioni – scrive il costituzionalista Sabino Cassese sul Corriere della Sera – gli elettori si sono quasi dimezzati. Gli iscritti ai partiti si sono ridotti a un quarto rispetto al passato. L’indice di frammentazione è aumentato e i partiti non riescono a intercettare la domanda dell’elettorato né a comporre le aspirazioni divergenti delle coalizioni. Che succede al sistema politico italiano? Un tempo si recava alle urne oltre il 90 per cento degli elettori; oggi poco più del 50. L’elettorato si rifiuta di scegliere e di farsi rappresentare: per debolezza dell’offerta politica o per sfiducia verso i partiti. Così un governo può ottenere la fiducia parlamentare con una base di votanti pari a poco più di un quarto dell’elettorato. I partiti sono agenti collettivi sempre più ristretti. È venuto meno il collante di una politica condivisa; non hanno più una base fedele e sono divenuti gruppi oligarchici, per l’erosione del radicamento territoriale e sociale e per l’assenza di ideologie e programmi condivisi. La vita interna è quasi inesistente: niente giornali di partito, congressi rari e senza cadenze programmate. Il sistema resta multipartitico, ma diverso dal passato: allora c’erano due partiti dominanti e un partito cardine; oggi più forze di peso significativo, senza un centro di gravità. Da concentrato, il multipartitismo è divenuto frammentato. L’offerta politica interessa sempre meno: prevalgono temi dell’immediato e battibecchi mediatici, mentre i grandi nodi collettivi passano in secondo piano. Anche a livello subnazionale, la presidenzializzazione delle regioni ha ridotto il peso degli organi collegiali, e le grandi città faticano a far sentire la propria voce. Il risultato è una desertificazione della politica: associazioni-partiti ridotte al lumicino, programmi inesistenti, competizione ridotta a scontro. La democrazia competitiva presuppone alternative solide, ma oggi, tra astensione, calo degli iscritti e frammentazione, prevalgono mobilità e fluidità elettorale, e leader in cerca di un consenso incerto.





