Da Torino a Firenze le celebrazioni del centenario della morte di Piero Gobetti
A Torino si sono aperte le celebrazioni del centenario della morte di Piero Gobetti alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Oggi, 16 febbraio, alle 17.30 nella biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia a Firenze in Pian dei Giullari, promossa dalla stessa fondazione e da sfogliamo.eu con il patrocinio del circolo fiorentino intitolato a Gobetti, si ricorderà questa figura di grande rilevanza. Sul sito internet della Rai si legge: “Liberale eretico, attento conoscitore del marxismo, Piero Gobetti(Torino, 1901 – Parigi, 1926) seppe coniugare in modo inedito quest’ultimo con le sue profonde convinzioni liberali, nella consapevolezza che non può esistere un socialismo senza libertà, né un liberalismo senza giustizia.
Studente universitario di straordinaria intelligenza, estimatore di intellettuali come Salvemini, Fortunato, Prezzolini e Gramsci, Gobetti si avvicinò al proletariato torinese, divenendo attivo antifascista.
Fu più volte arrestato nel 1923-24 dalla polizia fascista e la sua rivista, Rivoluzione Liberale, ripetutamente sequestrata. Nel settembre del 1925 venne duramente picchiato e lasciato esanime sulla porta della sua casa, a Torino, con gravi ferite invalidanti.
Costretto a espatriare in Francia, mai più riavutosi dalle ferite, morì esule a Parigi nel febbraio del 1926, non ancora venticinquenne.
Il filmato ripercorre la vita e il pensiero di un uomo che è rimasto simbolo del liberalismo progressista ed espressione di una rara forza morale e intellettuale.L’analisi del fascismo come sintesi e retaggio secolare di malattie tipicamente italiane, quali “retorica, cortigianeria, demagogismo, trasformismo, corruzione oligarchica, accomodantismo”, rimane una delle più lucide e lungimiranti: a chi considerava il fascismo un incidente di percorso rispondeva affermando che non sarebbe durato meno di vent’anni. Del fascismo, in cui vedeva una fatale continuità con la storia italiana, denunciò il vuoto ideale e la rozzezza culturale”.





