La sicurezza nelle città, a Bergamo tenta di rapire una bambina e le spezza un femore
Ariel Piccini Warschauer.
Poteva essere una tragedia irreparabile, l’ennesimo capitolo di una cronaca nera che non lascia scampo agli innocenti. A Bergamo, in un sabato che doveva scorrere via tra la spesa e il riposo, si è sfiorato l’abisso. Una bambina di appena un anno e mezzo è stata vittima di un tentativo di sequestro lampo, un atto di una ferocia inaudita consumato davanti agli occhi della madre e di decine di testimoni pietrificati.
L’agguato al supermercato
Tutto accade intorno alle 13:00, all’ingresso di un noto punto vendita della città. La famiglia sta uscendo dal supermercato quando un uomo, un cittadino rumeno senza fissa dimora, si avventa sulla piccola. Non c’è stata provocazione, non c’è stato scambio di parole: solo il gesto fulmineo di chi vuole strappare una vita ai suoi affetti. L’uomo ha afferrato la bambina per le gambe, tentando di trascinarla via, verso l’interno della struttura, con una forza bestiale.
Una violenza inaudita
La resistenza disperata della madre è stata l’unico baluardo contro il rapimento. Ma la furia dell’aggressore ha lasciato il segno, nel senso più letterale e doloroso del termine. Lo strattone impresso alle gambine della piccola è stato così violento da fratturarle il femore. Una lesione gravissima per una creatura di quell’età, il simbolo fisico di una violenza che non ha alcun senso logico se non quello della pura malvagità o della follia fuori controllo.
La bambina è stata trasportata d’urgenza in ospedale. I medici hanno riscontrato la rottura dell’osso, causata esclusivamente dalla pressione esercitata dall’aggressore nel tentativo di sottrarla alla madre.
Il muro della solidarietà
Fortunatamente, il padre della piccola, poco distante, si è scagliato immediatamente contro l’aggressore, riuscendo a fermarlo prima che potesse sparire tra la folla. Provvidenziale anche l’intervento degli addetti alla sicurezza e di alcuni passanti, che hanno collaborato a immobilizzare il malintenzionato fino all’arrivo delle volanti della Polizia di Stato.
Sicurezza e degrado
L’uomo è finito dritto in carcere. Le accuse pendenti sulla sua testa sono pesantissime: tentato sequestro di persona aggravato e lesioni personali aggravate. Resta però l’amaro in bocca per un episodio che riaccende i riflettori sulla sicurezza nelle nostre città e sulla gestione di soggetti marginali che circolano come mine vaganti.
La piccola ora dovrà affrontare un lungo percorso di guarigione fisica, ma la cicatrice invisibile di quel sabato di terrore rimarrà impressa nella memoria di una famiglia che chiedeva solo di poter fare la spesa in pace.





