Milano Cortina, la disinformazione inquina i Giochi d’inverno
Ariel Piccini Warschauer.
C’era una volta la tregua olimpica. Oggi, nell’era della connettività totale, il conflitto si è semplicemente spostato di piano, abbandonando i campi di battaglia per invadere i server. A poco più di una settimana dalla cerimonia del 6 febbraio a San Siro, che aveva incantato il mondo con un mix di tecnologia e tradizione scaligera, i Giochi di Milano-Cortina 2026 si trovano a fronteggiare un avversario invisibile ma insidioso: la disinformazione coordinata.
Il dossier delle ombre
L’allarme è scattato nelle stanze dei bottoni del Viminale e tra gli esperti di cybersicurezza del Comitato Organizzatore. Non si tratta di semplici “boutade” da bar digitale, ma di una vera e propria offensiva strutturata. Il campionario dell’inganno è vasto e complesso: in rete circolano Deepfake d’autore con video realizzati con intelligenze artificiali generative di ultima generazione, che mostrano presunti blackout logistici nei trasporti tra Milano e la Valtellina. Immagini talmente verosimili da aver tratto in inganno persino alcuni osservatori internazionali.
Il bersaglio San Siro
La cerimonia d’apertura è stata vivisezionata da account fantasma, pronti a estrapolare singoli fotogrammi per alimentare polemiche di carattere religioso o ideologico, ricalcando lo spartito già suonato (e purtroppo riuscito) durante i Giochi di Parigi. Non mancano foto di piste spoglie, in realtà risalenti a estati siccitose di anni passati. Queste immagini vengono fatte circolare come “prove” del fallimento ambientale del cluster di Cortina, ignorando i dati satellitari che confermano la tenuta del manto nevoso.
La strategia della sfiducia
Il prefetto Bruno Frattasi, a capo dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, lo aveva ipotizzato: i grandi eventi sono il ventre molle delle democrazie occidentali. L’obiettivo dei “troll”, spesso riconducibili a regie straniere interessate a destabilizzare l’immagine dell’Italia, non è tanto promuovere una tesi, quanto distruggere la fiducia. Se l’utente medio smette di credere a ciò che vede, il successo dei Giochi ne esce ridimensionato. “Siamo di fronte a una forma di inquinamento cognitivo,” spiega un analista dei flussi digitali. “Si colpisce l’eccellenza organizzativa italiana per dimostrare che l’Occidente non è più in grado di gestire la complessità.”
La reazione del CIO
Il Comitato Olimpico Internazionale ha già attivato un protocollo di crisi per segnalare alle piattaforme i contenuti manipolati. Ma la smentita, si sa, viaggia a una velocità infinitamente inferiore rispetto alla calunnia virale. Mentre gli atleti si sfidano per un centesimo di secondo sul ghiaccio, la partita più difficile si gioca sui nostri smartphone.
Il rischio è che, tra un post complottista e un video contraffatto, si finisca per perdere di vista l’unica cosa che conta: il gesto atletico e quel tricolore che sventola sulle cime innevate. Proteggere l’Olimpiade significa, oggi più che mai, proteggere la realtà dei fatti.


