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Giustizia, tra scivolate e comizi non si parla dell’oggetto del referendum

“Da ultime sono arrivate le parole, sorprendenti – scrive Alessandro De Angelis su La Stampa – visto lo standing e il ruolo, di Nicola Gratteri in un’intervista dal furor comiziante: le persone perbene voteranno no al referendum, mentre per il sì ci saranno indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere (si presume oscuri). Poi la precisazione: non tutti i favorevoli sono delinquenti, ma i delinquenti ci sono di sicuro. È difficile non classificare questo affresco manicheo come un boomerang per il fronte del no. E, a proposito di manicheismo, nel fascio del male l’erba non è tutta uguale: indagati e imputati fino al terzo grado sono coperti dalla presunzione di innocenza. Basterebbe ad aprire un dibattito sul garantismo costituzionale e sulla visione della giustizia che trapela da quelle parole. L’affermazione è la rappresentazione icastica della curvatura presa dalla discussione referendaria. Non è un’attenuante: segnala che non c’è alterità di linguaggi tra gli schieramenti, ma una modalità comune alle classi dirigenti. La battaglia si è già imbarbarita secondo l’andazzo dei social: anche chi ha ruolo e responsabilità assume la postura dell’influencer, sempre “contro” e mai “per”, cancellando il merito ed eccitando le curve più scalmanate. E la radicalizzazione si autoalimenta. Poiché la propaganda becera è bipartisan, le parole di Gratteri fanno il paio con il fotomontaggio su Instagram di Atreju: l’“antifà” dei centri sociali e il giudice della Cassazione che si baciano; con l’immagine di incappucciati che picchiano un poliziotto e lo slogan «se non sei come loro, vota sì»; con il post del Pd sulle camicie nere di Casa Pound che «votano sì»; fino alla sortita sugli atleti olimpici del curling che votano no. Manca più di un mese alle urne ed è già scomparso il merito. Ognuno dovrebbe misurarsi sui contenuti per formare un’opinione consapevole. Invece, nell’ordalia del «tutto è lecito», si prefigurano lutti e sciagure in caso di vittoria dell’altro: chi vota sì è malfattore o fascista, chi vota no vuole i criminali a piede libero. Demonizzazione reciproca, nel discredito di chi la sostiene. C’è qualcosa che non funziona: ma negare il merito tradisce lo spirito del referendum ed è una piega che poco ha a che fare con la democrazia?”.

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