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Parigi alza il muro: “Albanese si dimetta per le offese a Israele”

Ariel Piccini Warschauer.

Non è più solo una questione di critiche politiche o di schermaglie diplomatiche. Tra la Francia e Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi, la rottura è ormai totale e si è trasformata in un caso internazionale che scuote i palazzi di vetro di New York e Ginevra.

Il grido di condanna è arrivato direttamente dall’Assemblea Nazionale francese, per bocca del Ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot. Una condanna “senza riserve” che non lascia spazio a interpretazioni: Parigi chiede ufficialmente le dimissioni dell’esperta italiana.

L’affondo di Parigi

A far traboccare un vaso già colmo sono state le recenti dichiarazioni della Albanese, che avrebbe definito Israele un “nemico comune dell’umanità”. Per il Quai d’Orsay (il ministero degli Esteri francese), si è superato il confine tra la legittima critica alle operazioni militari del governo Netanyahu e l’attacco indiscriminato a un intero popolo. “Le sue dichiarazioni sono oltraggiose e riprovevoli”, ha scandito Barrot davanti ai parlamentari. “Non colpiscono il governo israeliano, le cui politiche possono essere oggetto di dibattito, ma Israele come nazione e come popolo. Questo è assolutamente inaccettabile”. Un mandato sotto assedio

Non è la prima volta che Francesca Albanese finisce nel mirino delle diplomazie occidentali. Già in passato, la Francia e altri partner europei avevano espresso “forte disagio” per il linguaggio utilizzato dalla relatrice, accusata di nutrire pregiudizi ideologici che ne inficerebbero l’imparzialità richiesta dal ruolo Onu.

Tuttavia, la richiesta esplicita di dimissioni segna un’escalation senza precedenti. La Francia, storicamente custode di un equilibrio delicatissimo nel dossier mediorientale, sembra voler tracciare una linea rossa: la critica agli insediamenti o alla conduzione della guerra a Gaza non può sfociare in una retorica che deumanizza lo Stato ebraico.

Le reazioni e il futuro

Mentre dall’entourage della Albanese si attende una replica ufficiale, la pressione internazionale aumenta. La posizione della Francia potrebbe ora spingere altri Paesi dell’Unione Europea a uscire allo scoperto, rendendo la posizione della relatrice speciale sempre più isolata.

Resta da capire se l’Onu deciderà di intervenire o se, come accaduto in passato, difenderà l’autonomia del mandato dei suoi esperti indipendenti. Per ora, l’unica certezza è che il clima attorno alla missione di Francesca Albanese è diventato irrespirabile.

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