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Strage di Crans-Montana: Berna rompe gli indugi e blinda i risarcimenti

Ariel Piccini Warschauer.

C’è voluta una tragedia senza precedenti, l’incendio di Capodanno che ha squarciato il cuore delle Alpi svizzere, per spingere la Confederazione a superare i propri dogmi burocratici. Il Consiglio federale ha deciso: Berna scende in campo direttamente per risarcire le vittime e i familiari di Crans-Montana, scavalcando le lungaggini e le lacune di un sistema di aiuti ordinario che, per ammisione delle stesse autorità, è apparso del tutto inadeguato di fronte all’orrore del rogo.

Una legge d’urgenza

La svolta è arrivata nelle ultime ore. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia ha ricevuto il mandato di elaborare, entro la fine del mese, una legge federale urgente. L’obiettivo è chiaro: creare un fondo di solidarietà che colmi i vuoti lasciati dalle assicurazioni e dai protocolli standard. Non è solo una questione di soldi – l’importo resta ancora da definire per evitare scossoni politici in Parlamento – ma di metodo.

A differenza di quanto accaduto lo scorso anno con la frana di Blatten, dove Berna si era limitata a girare i fondi al Comune delegando la distribuzione, a Crans-Montana la Confederazione agirà in prima persona. Un segnale di vicinanza “diretta” che punta a rassicurare non solo i cittadini svizzeri, ma anche le cancellerie straniere che osservano con attenzione la gestione di una tragedia dal forte impatto internazionale.

Il modello “Tavola Rotonda”

La vera novità politica, però, risiede nella creazione di una tavola rotonda istituzionale. L’Esecutivo vuole riunire allo stesso tavolo autorità, assicurazioni e vittime. Il fine? Evitare che al dolore si aggiunga il fardello di battaglie legali decennali. Si punta a una procedura conciliativa che bypassi le aule di tribunale, garantendo risarcimenti rapidi e certi.

“Il Governo si assumerà il compito di coordinare la solidarietà pubblica e privata,” spiega il consigliere nazionale PLR Simone Gianini, tra i primi a sollecitare l’intervento federale. Secondo Gianini, questa mossa serve a “evitare confusione verso gli altri Paesi” e a offrire un sistema risarcitorio che prescinda da procedure giudiziarie estenuanti.

Il nodo dei fondi

Resta l’incognita sulle cifre. Il Canton Vallese ha già messo sul piatto una fondazione da 10 milioni di franchi, a cui si sommerà il milione del Comune di Crans-Montana e le donazioni private. La Confederazione aggiungerà il suo contributo, ma la prudenza regna sovrana: uscire allo scoperto con una cifra non condivisa rischierebbe di spaccare il Parlamento nella sessione primaverile.

Dopo le critiche piovute sulle autorità vallesane per alcune presunte carenze comunicative e d’indagine nelle prime fasi del post-tragedia, la Svizzera non può permettersi un voto incerto. La parola d’ordine a Berna è “unanimità”: un atto di riparazione che sia, prima di tutto, un messaggio di compattezza agli occhi del mondo.

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