I 15 giuristi per il No spostano la battaglia referendaria dai tribunali alle piazze
Il Quotidiano Nazionale annuncia che non ci saranno ricorsi contro la conferma del voto per il referendum sulla Giustizia. Cosimo Rossi scrive: “La battaglia adesso va fatta nel Paese, non nelle aule giudiziarie”. Questo il concetto espresso dai promotori della raccolta delle 500mila firme, i cosiddetti 15 giuristi per il No, che hanno tecnicamente scombinato la convocazione del referendum sulla riforma costituzionale relativa alla separazione delle carriere tra giudici e pm e la nomina per sorteggio della componente togata dei relativi Csm. Niente ricorsi alla Corte costituzionale o al Tar, dunque, per modificare la data del referendum, confermato per il 22 e 23 marzo e modificato nella «più pertinente» formulazione con decreto per Consiglio dei ministri vidimato sabato dal Quirinale. Sostenuta in Parlamento dalla maggioranza di centrodestra, a cominciare dai liberali di FI, in nome della separazione di potere tra magistratura requirente (i pm) e giudicante e contestata dal centrosinistra in ragione dell’esplicita propensione del governo di Giorgia Meloni in favore di un atteggiamento «più duro» invocato da per le toghe, a partire dallo scudo nei riguardi dei casi di legittima difesa delle divise come dei cittadini inserito nell’ultimo decreto sicurezza, la riforma incontra il controverso favore della cittadinanza allarmata”.





