In Iran un totalitarismo morale che vorrebbe annientare la vita
Massimo Recalcati, su La Repubblica, si occupa del regime di Khamenei in Iran. “Quel regime – scrive – non è solo l’espressione di un autoritarismo religioso arcaico ma una forma di totalitarismo morale che vorrebbe annientare la vita. La sua logica intrinseca è infatti radicalmente sacrificale: la causa di Dio soverchia quella degli uomini esigendo il sacrificio della loro vita. Di qui l’assoluta impossibilità — mentale oltre che istituzionale — della democrazia. L’Uno della volontà di Dio e dei suoi legittimi interpreti — gli ayatollah — si impone come la sola forma plausibile della legge. Mentre la democrazia dissocia quello che è di Cesare da quello che è di Dio, lo Stato religioso, come sappiamo, si istituisce sulla confusione dell’uno con l’altro. In questo senso il regime iraniano è una versione estremista della cultura patriarcale: esso si fonda sulla parola di un padre titanico (Dio e i suoi rappresentanti) la cui parola rende impossibile ogni altra parola. Si tratta di un padre che non trasmette la legge come limite condiviso, ma che la impone come un comando incontrovertibile. È l’essenza di ogni ideologia patriarcale: il padre non è il simbolo dell’unione possibile tra la legge e il desiderio ma incarna una legge che odia il desiderio esigendo la sua estirpazione. È un padre che non consente la separazione, non permette l’avvicendamento generazionale, non accetta di essere destituito. Per questo la sua sovranità è intrinsecamente violenta e pervasa da una ideologia di morte. L’odio per la vita emerge nella sua forma più pura nell’odio per le donne, per la giovinezza, per la libertà, per la pluralità. La sola forma di governo possibile è quella della sorveglianza permanente della polizia morale, della punizione che esclude ogni forma di grazia. La forza di uno Stato teocratico-totalitario consiste nel preservare il consenso con l’esercizio del terrore: la pena capitale, l’impiccagione pubblica o la repressione non sono deviazioni patologiche del sistema, ma ne costituiscono il funzionamento ordinario”.





