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Gaza, il piano Trump alla prova: nasce il Consiglio per la pace

Ariel Piccini Warschauer.

Il cessate il fuoco dello scorso 10 ottobre non è che il primo passo di un percorso ancora tortuoso. Con un annuncio che segna l’avvio formale della “Fase 2”, il presidente statunitense Donald Trump ha ufficializzato questa mattina la nascita del “Consiglio per la pace” (Board of Peace), l’organismo internazionale che dovrà fare da garante politico alla ricostruzione di Gaza. «È il consiglio più prestigioso mai riunito», ha dichiarato il tycoon su Truth Social, confermando l’intenzione di presiederlo personalmente.

La struttura della transizione

Il Consiglio, che potrebbe includere leader europei e figure come l’ex inviato ONU Nickolay Mladenov, avrà il compito di monitorare il lavoro del neonato Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG). Si tratta di un organo tecnico composto da 15 esperti palestinesi incaricati di gestire la quotidianità — dalle scuole agli ospedali — cercando di escludere totalmente Hamas dalla gestione politica quotidiana e svincolare così i servizi pubblici dalle logiche di fazione che hanno dominato gli ultimi 18 anni.

I tre nodi della “Fase 2”

Il piano in 20 punti sostenuto da Washington entra ora nel vivo, ma deve affrontare tre ostacoli che appaiono insormontabili. A cominciare dal disarmo di Hamas: Gli Stati Uniti esigono la consegna di ogni arma e lo smantellamento totale dei tunnel. Hamas, pur accettando la gestione tecnica dei professionisti palestinesi, non ha ancora dato garanzie pubbliche sulla smilitarizzazione completa, definendola una richiesta “non negoziabile” da parte israeliana. Poi vi è la gestione della sicurezza sul campo: Per questo è prevista la creazione di una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF), col sostegno di Egitto, Turchia e Qatar, che dovrà addestrare una nuova polizia palestinese “certificata”. Tuttavia, Israele insiste per mantenere il totale controllo dei perimetri e dei valichi per evitare l’infiltrazione nel suo territorio di bande criminali e di gruppi dí terroristi. 

Incognita elezioni

Mentre si discute di governance, Hamas si prepara a rinnovare internamente la propria leadership — decimata dalla guerra — con elezioni previste per i primi mesi del 2026. Per la comunità internazionale, la domanda resta la stessa: questo piano porterà a una reale autodeterminazione palestinese o sarà una “pace imposta” dall’alto?

«La palla è ora nel campo dei mediatori», ha commentato Bassem Naim, leader di Hamas, sottolineando che senza un calendario chiaro per il ritiro militare di Israele, la stabilità rimarrà un miraggio. La sfida della ricostruzione, stimata in oltre 50 miliardi di dollari, è solo all’inizio.

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