Gli hacker potrebbero prendere di mira le banche, che cosa fanno le autorità
Se c’è una paura che può paralizzare un Paese è quella che possono percepire i cittadini, considerando l’ipotesi che gli hacker, i principali attori di una guerra ibrida che si sta inasprendo, possano prendere di mira i loro conti correnti. In gioco ci sono i soldi depositati in banca, i risparmi accumulati, il margine di sicurezza faticosamente costruito nel tempo per fronteggiare le emergenze. Se dopo i voli aerei e gli aeroporti, dopo i freezer e i sistemi dei supermercati, l’attacco colpisse le finanze personali, la ‘strategia della tensione’ che si sta progressivamente costruendo, potrebbe innescare un pericoloso trauma collettivo. Ne parla AdnKronos.
Questa volta i rischi sono concreti. Ci sono alcuni passaggi dell’audizione in Parlamento del direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Andrea Quacivi, che lo confermano. A partire dalla premessa che la minaccia cibernetica al comparto bancario e assicurativo “è sempre più articolata e complessa e può produrre effetti sull’affidabilità dei servizi, la fiducia dei cittadini e più in generale sulla stabilità del sistema paese”. Parole che pesano e che hanno un riscontro nei dati, che descrivono un incremento della minaccia, legata al sempre più massiccio utilizzo dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione, che ha moltiplicato le fonti di pericolo. Anche se, come nel caso degli allarmi bomba, la chiave di accesso principale per gli hacker resta una banale mail. “La posta elettronica è stato il canale privilegiato degli attacchi cyber a banche e assicurazioni negli ultimi nove mesi” ha evidenziato il Direttore dell’Acn, aggiungendo che pesano anche “l’utilizzo di credenziali precedentemente sottratte e lo sfruttamento di vulnerabilità” informatiche. Quacivi ha rilevato come il problema “non riguarda i singoli operatori ed è per questo essenziale la collaborazione fra istituzioni e autorità, come l’Acn e la Banca d’Italia e le altre”.





