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Il delicato equilibrio della libertà, il pensiero politico di Alexis de Tocqueville

woman in the bookstore selecting books

Marcella Matelli.

La teoria politica di Alexis de Tocqueville rappresenta una delle analisi più lucide e profetiche sul destino delle società moderne, concentrandosi sull’inevitabilità storica della democrazia e sul difficile compromesso tra uguaglianza e libertà. Attraverso capolavori come La democrazia in America e L’antico regime e la Rivoluzione, l’autore francese ha tracciato i confini di un nuovo assetto sociale, evidenziandone tanto le straordinarie potenzialità quanto i drammatici rischi degenerativi.

Per Tocqueville, il passaggio dalla vecchia società aristocratica a quella democratica non è una scelta politica transitoria, ma un processo storico ineluttabile.  Questa forza inarrestabile livella progressivamente i ranghi sociali e cancella definitivamente i vecchi privilegi di casta. La democrazia non viene intesa semplicemente come una forma di governo basata sul suffragio universale. Essa rappresenta, prima di tutto, un assetto sociale profondo, fondato sull’uguaglianza dei diritti e dello status tra i cittadini. Il progresso democratico non è privo di pericoli invisibili.

Tocqueville individua due grandi minacce intrinseche all’estensione dell’uguaglianza: anzitutto si parla di  tirannia della maggioranza laddove nelle società di massa, il potere del numero può diventare opprimente. Il conformismo sociale rischia di schiacciare il pluralismo, uniformando il pensiero e soffocando le voci fuori dal coro. Di seguito si affronta il concetto di dispotismo mite. Questo nasce dal pericolo legato all’individualismo e alla ricerca del benessere privato.                                           Chiusi nella propria sfera personale, i cittadini rischiano di delegare ogni responsabilità politica allo Stato. Si crea così un potere centralizzato, paterno e accentratore, che addormenta le coscienze e svuota la libertà dall’interno. Si potrebbe, in questo caso, riferirsi alla metafora della rana bollita  che descrive l’incapacità o il ritardo degli esseri viventi nel percepire e reagire a minacce che si sviluppano in modo lento, graduale e progressivo. Per evitare che l’uguaglianza si trasformi in una nuova forma di servitù, Tocqueville propone specifici anticorpi istituzionali e sociali quali l’Associazionismo, il decentramento amministrativo e la libertà di stampa e di religione. L’analisi si chiude con una celebre riflessione sulla psicologia delle rivoluzioni sociali. Tocqueville osserva che la frustrazione collettiva non aumenta nei momenti di massima oppressione, ma cresce paradossalmente quando le condizioni di vita e le opportunità iniziano a migliorare. I cittadini si ribellano nel momento in cui le prime riforme e l’ascesa sociale non riescono a soddisfare la rapidità delle loro aspettative crescenti.

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