Caso Garlasco, la giustizia va a giudizio
Piero Fachin sul Quotidiano Nazionale scrive che nel caso Garlasco a giudizio va la giustizia. La speranza, probabilmente vana, è ora quella di non fare con Andrea Sempio lo stesso errore già compiuto con Alberto Stasi, mostrificato ben prima che fosse pronunciata la sentenza che lo ha ritenuto colpevole di aver ucciso la fidanzata e, anni dopo, santificato ben prima che l’istanza di revisione della condanna a 16 anni fosse anche solo avviata.
Perché il cortocircuito, o l’anomalia se vogliamo essere miti, è lampante: da una parte un condannato in via definitiva che da sempre professa la sua innocenza; dall’altra un innocente – innocente fino a decisione definitiva e contraria – che rischia di finire a processo pur sapendo che la Giustizia un colpevole lo ha già individuato, e non è lui.
A rigor di logica, ci si aspetterebbe una sequenza diversa: prima la revisione, poi un altro processo e un nuovo imputato. Invece le due vicende, quella di Stasi e quella di Sempio, si incrociano, si intersecano e procedono appaiate verso un destino ancora incerto. Col ricordo di Chiara che si fa ogni giorno più sfocato, quasi sbiadito.
Ormai il confronto tecnico-giudiziario è diventato sfida, la sfida è diventata corrida, la corrida ha agitato una platea che si è divisa tra innocentisti e colpevolisti un tanto al chilo. Proprio per questo Garlasco, il caso Garlasco, non è più o non è soltanto il tentativo di stabilire oltre ogni ragionevole dubbio cosa sia successo quel terribile giorno dell’agosto 2007. Garlasco, ormai, è diventato un processo al processo. Un processo alla qualità delle investigazioni tradizionali e scientifiche, all’efficacia di un percorso – le indagini preliminari, il primo grado di giudizio, il ricorso in appello, il controricorso in Cassazione – che è stato ed è la pietra angolare del sistema giudiziario. Di quel sistema che dovrebbe – anzi, deve – garantire ampie tutele a tutti, agli indagati come alle altre parti. Garlasco è ormai un processo alla Giustizia.





