Se l’intelligenza artificiale viene utilizzata per attaccarci
Un tempo, per immaginare un attacco informatico, pensavamo a un hacker davanti a uno schermo, intento a cercare una falla per entrare in una rete. Ora dobbiamo immaginare qualcosa di diverso: un software al quale è stato affidato un compito legittimo, che per portarlo a termine cerca autonomamente nuove strade e finisce per attraversare porte che nessuno gli aveva autorizzato ad aprire. Il pericolo più nuovo dell’intelligenza artificiale non è soltanto che qualcuno la utilizzi per attaccarci, ma che un sistema progettato per aiutarci possa comportarsi come un intruso. È una differenza meno spettacolare delle fantasie sulle macchine ribelli, ma molto più concreta per le imprese, gli ospedali, le amministrazioni e per chiunque stia affidando attività operative agli agenti digitali. Lo scrive Il Riformista.




