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Trump non ha ancora deciso se attaccare di nuovo l’Iran

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha ancora “preso alcuna decisione” in merito a un eventuale nuovo intervento militare in Iran. Ad affermarlo è il segretario di Stato americano Marco Rubio parlando con la stampa in occasione del G20 di Atlanta. “Il presidente non ha preso alcuna decisione. Il presidente privilegia un approccio diverso. Se avesse voluto agire in questo modo”, ossia con la forza, “lo avrebbe fatto già settimane o addirittura mesi fa”, sottolinea Rubio.

Proseguono nel Qatar le consultazioni dell’Iran con i mediatori di Qatar e Pakistan. Teheran “non riconosce al momento la necessità di incontri con rappresentanti degli Stati Uniti”, pur giudicando come “un passo positivo” la lettera del vice presidente Jd Vance con l’offerta di un dialogo diretto. In una intervista ad al Jazeera, il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi spiega anche che nel corso dei colloqui con i mediatori, il tempo necessario per l’eventuale riapertura dello Stretto di Hormuz, nel caso di attuazione del piano avanzato da Teheran, è sceso da cinque a due giorni.

“Le nostre condizioni – ha chiarito – includono il sollevamento delle sanzioni imposte dopo il memorandum di Isralamad e la riduzione delle forze Usa nella regione, il sollevamento dei caveat sul petrolio e lo scongelamento di tutti i nostri asset, inclusi quelli in Qatar”. Teheran chiede anche il riconoscimento delle rotte dello Stretto di Hormuz discusse dall’Iran con l’Oman. “Riaprire lo Stretto di Hormuz con le nostre condizioni apre la strada alla ripresa dei negoziati con Washington sulle questioni rilevanti”, ha aggiunto, rendendo noto che un suo consigliere è al momento nel Qatar per proseguire le consultazioni con i mediatori che includono anche la seconda fase di un piano di pace, quindi il programma nucleare di Teheran. L’offerta di dialogo Usa è quindi giudicata positivamente “ma se l’intento di Washington è quello di seminare discordia, non sarebbe altro che l’ennesimo errore da parte loro“.

I mediatori del Qatar hanno condotto ieri oltre 12 ore di colloqui a Teheran nel tentativo di raggiungere un’intesa per la ripresa dei negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran ed evitare un’escalation militare dopo le elezioni di midterm americane del 3 novembre. Lo riferisce Axios, citando fonti diplomatiche, secondo cui le trattative proseguiranno oggi a Doha. “Ci sono stati progressi positivi. I colloqui sono ancora in corso nel tentativo di sbloccare un accordo tra Stati Uniti e Iran”, ha dichiarato una fonte, precisando che i mediatori qatarioti sono rimasti in costante contatto con la Casa Bianca. Washington ha chiesto concessioni sul programma nucleare iraniano prima di riprendere il dialogo, mentre Teheran ha preteso la revoca del blocco navale americano, lo sblocco dei fondi congelati e la possibilità di esportare petrolio. Il Qatar starebbe cercando di convincere l’Iran a consentire agli ispettori dell’Onu di visitare i siti nucleari bombardati, in cambio di un alleggerimento delle sanzioni statunitensi.

Secondo Axios, all’interno dell’amministrazione Trump persistono divisioni sulla strategia da adottare: il segretario alla Guerra Pete Hegseth e il segretario di Stato Marco Rubio sarebbero favorevoli a nuove operazioni militari per indebolire il regime iraniano, mentre il vicepresidente Jd Vance e gli emissari Steve Witkoff e Jared Kushner sostengono la ripresa dei negoziati. Il segretario al Tesoro Scott Bessent spinge invece per concedere più tempo alla campagna di pressione economica contro Teheran. Sullo sfondo cresce il timore di un attacco americano subito dopo le elezioni di martedì, con il premier israeliano Benjamin Netanyahu che starebbe sollecitando un’operazione congiunta contro l’Iran. Arabia Saudita, Turchia e altri Paesi della regione stanno invece premendo per una soluzione diplomatica. Secondo una fonte americana, Trump potrebbe essere più propenso a ordinare un attacco in caso di pesante sconfitta repubblicana alle midterm, ma la Casa Bianca ha smentito che il risultato elettorale possa influenzare le decisioni del presidente.

L’esercito iraniano ha intanto avvertito che un nuovo attacco statunitense non farebbe altro che estendere il conflitto a un’area geografica più vasta, dopo che Washington e Israele hanno minacciato nuove operazioni militari. L’avvertimento arriva proprio mentre sono in corso nuovi tentativi diplomatici per evitare una ripresa delle ostilità. “Se il presidente americano dovesse lanciarsi nuovamente in un’avventura regionale, sotto la pressione dei sionisti e con l’obiettivo di compiacerli, le fiamme della guerra si estenderebbero senza dubbio a un’area geografica molto più vasta”, ha sottolineato su X il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia. Anche il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha lanciato sabato un avvertimento: “Le potenti forze armate iraniane risponderanno a chiunque osi colpire il nostro popolo”.

“Qualsiasi livello e tipo di minaccia deve ricevere una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche“. È l’ordine impartito dalla Guida suprema iraniana, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ai vertici delle forze armate della Repubblica islamica durante un incontro con gli alti comandanti militari, secondo quanto riferiscono le agenzie Irna e Tasnim. Khamenei ha indicato nella “preparazione intelligente al combattimento per affrontare con forza i nemici” uno dei requisiti della “massima deterrenza”, avvertendo che “se i nemici dovessero nuovamente lanciare attacchi militari o terroristici, saranno le forze armate della Repubblica islamica e la nazione iraniana a determinare il momento e le condizioni della loro conclusione”.

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