Stroncata una carriera politica per un’inchiesta giudiziaria finita con l’assoluzione ma il tempo non torna indietro
A Sandro Pasquali, sindaco di Passignano sul Trasimeno, piccolo centro di poco più di 5mila anime in provincia di Perugia, la tegola giudiziaria è piovuta addosso un momento prima di essere eletto segretario regionale del Partito democratico in Umbria. La sua storia è a lieto fine ma il tempo che passa non torna indietro. Quella tegola, però, non sarebbe mai dovuta essere lanciata, visto che ora i giudici hanno sentenziato che il primo cittadino, tutt’ora in carica, non aveva truffato il Comune. Con l’assoluzione, si dirà, la giustizia ha comunque trionfato. Non prima, però, di aver fermato il sindaco sul trampolino di lancio che lo avrebbe catapultato su uno scenario politico ben più importante della guida di un piccolo comune. E non prima di averlo rappresentato, per anni, come un truffatore e, come tale, non degno di puntare troppo in alto.
L’inizio della fine politica, quantomeno temporanea, di Pasquali, porta la data del 25 ottobre 2022, quando la procura di Perugia chiede il suo rinvio a giudizio con l’accusa di truffa aggravata, perché commessa ai danni del Comune, e continuata, in relazione ai contributi previdenziali che gli vennero versati dopo la sua assunzione nel gruppo regionale del Pd. Nello specifico, i magistrati affermano che nel febbraio del 2020 Pasquali era stato assunto dallo stesso Gruppo Pd ottenendo, dopo un mese, l’aspettativa senza stipendio, giustificando tale richiesta proprio con le funzioni sindacali svolte. E con l’aspettativa, Pasquali avrebbe ottenuto il versamento dei contributi previdenziali da parte del Comune di Passignano. Versamento che, secondo la procura, era da considerarsi indebito, in quanto l’instaurazione del rapporto di lavoro sarebbe stata fittizia e finalizzata solo a questo scopo. Un’accusa sempre respinta da Pasquali, che fin dal primo momento ha rivendicato l’assoluta correttezza del suo operato e negato la strumentalità dell’instaurazione del rapporto di lavoro.
Nel maggio del 2023, Pasquali rivince le elezioni comunali, e pochi mesi dopo, il 19 settembre, il Gup di Perugia, chiamato a decidere sul suo rinvio a giudizio, proscioglie il sindaco da tutte le accuse. “Non ho mai perso la fiducia nella giustizia”, commenta Pasquali dopo il non luogo a procedere, “confermo la felicità per il proscioglimento”. Il 20 maggio del 2025, senza più la zavorra giudiziaria addosso, il sindaco di Passignano ufficializza la sua candidatura a segretario regionale del Pd in Umbria. Ma dietro l’angolo ad attenderlo c’è un’amara sorpresa. Il 12 giugno del 2025, infatti, la Corte d’Appello di Perugia, accogliendo il ricorso della procura, annulla il proscioglimento disposto dal Gup e rinvia a giudizio Pasquali. “Emergerà la correttezza del mio operato”, afferma il sindaco subito dopo la doccia fredda giudiziaria, ma nel pur “consueto rispetto per la magistratura – aggiunge -, ritengo lo scarno provvedimento della Corte d’appello non condivisibile e non altrettanto completo ed esaustivo sui vari profili di fatto e di diritto affrontati dalla articolata sentenza del Gup, che aveva disposto il non luogo a procedere”.
Nel luglio del 2025, Pasquali vince il congresso del Pd in Umbria con il 61 per cento, viene proclamato segretario regionale, ma un attimo dopo, proprio per via del rinvio a giudizio, fa un passo indietro e rimette il mandato. Una rinuncia difficile ma inevitabile. Pochi giorni fa, a fronte di una richiesta di condanna a 2 anni e 5 mesi, il Tribunale di Perugia ha assolto Pasquali perché il fatto non sussiste. “Un risveglio diverso, l’alba di un nuovo giorno”, ha commentato il sindaco sul suo profilo Facebook, “sono felice per tutta la mia famiglia”, ma resta “l’amarezza che pone domande e riflessioni: il tempo perso conta o non vale? Anni che nessuno darà più indietro”.





