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Esteri

Le interferenze straniere nelle democrazie europee rappresentano una minaccia reale

Pile of printed newspapers on blue background

Gabriele E. Segre su La Stampa sostiene che le interferenze straniere nelle democrazie europee rappresentino una minaccia reale, da contrastare senza esitazioni. Russia, Cina e ambienti dell’islam politico possono sfruttare proteste e tensioni sociali per destabilizzare l’Europa attraverso sabotaggi, disinformazione e operazioni clandestine. Il ministro Guido Crosetto ha ragione, secondo Segre, a parlare di “guerra ibrida”. Tuttavia, la difesa delle istituzioni non può limitarsi alla sicurezza: deve preservare il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato, fondato sulla promessa di una prospettiva credibile di vita dignitosa. Quando le istituzioni non mantengono i propri impegni, si aprono fratture che gli avversari esterni possono sfruttare. Segre distingue così due nemici: quello riconoscibile, rappresentato dalle potenze ostili, e quello senza volto, costituito da disoccupazione, precarietà e sfiducia. Richiama le stime della Banca Mondiale, secondo cui nel prossimo decennio nei Paesi in via di sviluppo 1,2 miliardi di giovani raggiungeranno l’età lavorativa, a fronte di appena 420 milioni di nuovi posti di lavoro.

Contro le operazioni di propaganda e gli agenti stranieri esistono strumenti di difesa, ma neutralizzarli non significa risolvere le condizioni sociali che rendono vulnerabili le democrazie. Smantellare una rete di disinformazione non crea occupazione, così come individuare una spia non rende più accessibile un’abitazione. Segre conclude mettendo in guardia dal rischio che, nel difendersi, le democrazie adottino la logica delle autocrazie, trasformando ogni protesta in una minaccia alla sicurezza e subordinando ogni altra esigenza all’ordine pubblico. La loro forza risiede invece nella capacità di riconoscere gli errori, ascoltare il dissenso e cambiare politiche o governi senza mettere in discussione il sistema democratico. La vittoria più significativa degli aggressori sarebbe indurre le società aperte ad assomigliare ai regimi che le minacciano. Per questo la difesa della democrazia richiede tanto il contrasto alle interferenze esterne quanto risposte politiche alle disuguaglianze e alla sfiducia dei cittadini.

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