La scarcerazione di Youssef Siher conferma il funzionamento dello stato di diritto
Antonio Polito sul Corriere della Sera scrive che la scarcerazione dell’attivista Youssef Siher conferma il funzionamento delle garanzie dello Stato di diritto. Il rifiuto del giudice per le indagini preliminari di accogliere la richiesta del pubblico ministero dimostra quella “terzietà” che la riforma della magistratura promossa da Giorgia Meloni intende rafforzare. Polito critica sia la premier, che ha definito “vergognosa” la decisione, sia quanti difendono l’indagato dopo aver sostenuto abitualmente le iniziative delle procure. Richiama inoltre i magistrati al dovere di apparire imparziali: sia il pm sia il gip avevano firmato l’appello “Giuristi per Gaza”, assumendo pubblicamente una posizione politica su una materia connessa all’inchiesta. Polito ritiene tuttavia che la scarcerazione non smentisca il lavoro della polizia, cui spetta anche prevenire i reati. Sebbene Siher non potesse aver istigato le violenze del 17 ottobre, avendo aperto successivamente la propria pagina social, aveva espresso apprezzamento per quegli episodi e fondato un movimento intitolato alla stessa data. Aveva inoltre fornito indicazioni ai manifestanti sui luoghi di ritrovo e sull’abbigliamento da utilizzare in eventuali scontri.
Polito giudica poco convincente la lettura della gip, che riconduce tali comportamenti alle modalità della protesta e alla disobbedienza civile. Ricorda comunque che l’indagine prosegue e che le accuse, compresa l’aggravante della finalità terroristica, restano da accertare. Polito conclude denunciando la contraddizione di chi rimprovera alle autorità di non prevenire le violenze durante le manifestazioni, ma contesta come espressione di uno “Stato di polizia” gli interventi preventivi. La tutela dell’ordine pubblico, osserva, è una funzione essenziale dello Stato di diritto e dovrebbe costituire un terreno di convergenza tra le forze parlamentari. Il rischio, altrimenti, è che la contrapposizione politica alimenti ulteriormente le tensioni tra le diverse componenti etniche della società italiana, fino a una possibile conflittualità permanente tra cittadini autoctoni e seconde generazioni.





