Le elezioni israeliane confermano la centralità di Netanyahu
Martino Cervo su La Verità analizza gli scenari politici aperti dalle elezioni israeliane, che non hanno prodotto una maggioranza chiara ma confermano la centralità di Benjamin Netanyahu. Nonostante la coalizione uscente non disponga dei numeri necessari per governare autonomamente, il premier resta il principale protagonista delle trattative, forte della propria esperienza e del controllo dell’esecutivo. Secondo Cervo, una prima ipotesi è la formazione di un governo alternativo guidato da Gadi Eisenkot con il sostegno delle liste arabe, che hanno ottenuto una rappresentanza record. Un’alleanza difficile, tenuta insieme soprattutto dalla volontà di superare la stagione politica di Netanyahu. La seconda possibilità è una grande coalizione tra i principali schieramenti, che richiederebbe compromessi sui programmi e sugli alleati. Eisenkot potrebbe chiedere una commissione d’inchiesta indipendente sul 7 ottobre e l’abbandono della riforma della giustizia. Tra le formule ipotizzate figura una rotazione alla guida del governo tra Netanyahu ed Eisenkot, eventualmente estesa a Naftali Bennett. Non viene escluso neppure un futuro passaggio di Netanyahu alla presidenza della Repubblica. Infine, il fallimento delle trattative potrebbe portare a nuove elezioni in primavera, lasciando Netanyahu alla guida di un governo ad interim. In questo quadro peseranno anche le elezioni americane di metà mandato: Cervo ritiene che persino un indebolimento interno di Trump potrebbe favorire un suo maggiore attivismo internazionale, a vantaggio del premier israeliano, del quale il presidente statunitense auspica la permanenza al potere.





