Blog - Stefano Bisi
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Q8
Toscana

Salvifici velocipedi

Map of Tuscany

Luciano Luciani.

Al mio arrivo in Toscana, più di mezzo secolo fa, mi causò più d’un sorriso la locuzione allora assai diffusa nel territorio pisano, fino almeno a Pontedera e oltre, secondo la quale “le parole le porta via il vento e le biciclette i livornesi”. Icastica. Essa, dopo una premessa vagamente colta, vagamente dantesca, inchiodava i cugini labronici alla condizione, perentoria e non riscattabile, di una bonaria e men che mediocre piccola delinquenza. E sempre a proposito delle due ruote, come non citare la considerazione espressa da H. G. Wells, il maestro inglese della fantascienza, che, dopo aver “inventato” quel genere letterario donando ai Lettori la macchina per viaggiare nel tempo (The timemachine, 1895) l’invisibilità (The invisible man, 1897),  e marziani così cattivi che di più non si può (The war of the worlds, 1898), riesce a cogliere il destino glorioso di un manufatto a bassa tecnologia, come l’allora velocipede: “Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per l’Uomo ci sia ancora speranza”. Pochi giorni fa è stato il mio quotidiano a confermarmi la mia e la sua fiducia in un mondo appena appena migliore. Nello “Extraterrestre”, settimanale ecologista del “Manifesto”, leggo che secondo uno studio pubblicato su “BMJ Public Health” condotto su 82.297 adulti testati nell’arco di 18 anni, – quindi rilevante per il numero delle persone coinvolte e per l’arco di tempo preso in considerazione – andare al lavoro in bicicletta fa molto bene alla salute, sia fisica sia mentale: infatti, riduce significativamente la morte prematura causata da alcune patologie specifiche e, aggiungiamo noi, aiuta anche il portafoglio, favorisce la respirabilità dell’aria e contrasta, nel suo insieme, l’attuale crisi climatica. Questi i numeri messi in campo dalla la scienza: riduzione del rischio di morte per qualsiasi causa del 47%; rischio inferiore di ospedalizzazione per malattie cardiovascolari (-24%); rischio di ospedalizzazione per tumori ridotto del 24% e miglioramento della salute mentale (-20% di prescrizioni mediche per problemi psicologici). E a proposito dei miglioramenti dell’umore in virtù dell’uso delle due ruote, come non ricordare che già negli anni aurorali del secolo scorso un letterato scontroso e misantropo come Alfredo Oriani (1852-1909), solo nella bicicletta, vocata alla libertà e all’autonomia, sembrava trovare l’antidoto ai morsi dei propri dolori psicologici: “Volare come un uccello: ecco il sogno; correre sulla bicicletta: ecco oggi il piacere. Si torna giovani, si diventa poeti”. (La bicicletta, 1902)

Anche andare a  piedi al lavoro ha effetti benefici, e viene dimostrato con la riduzione dei ricoveri per malattie cardiovascolari: gli effetti, però, sembrano memo marcati rispetto a chi ogni giorno inforca i pedali di una bicicletta. Potremmo aggiungere che solo l’acqua del dott. Menanni, o quella di Lourdes se preferite, riesce a ottenere risultati più efficaci di quelli ottenuti da chi è uso affidarsi al buffo aggeggio costituito da un manubrio, due ruote, una catena e un sellino.

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