La crisi della rappresentanza politica investe anche i corpi intermedi
Giuseppe Vegas sul Messaggero scrive che la crisi della rappresentanza politica stia investendo anche i corpi intermedi, indeboliti dalla sfiducia verso le istituzioni e dalla difficoltà di garantire il benessere promesso. La perdita di potere d’acquisto degli anziani e le prospettive di impoverimento dei giovani alimentano un conflitto generazionale che trova nella protesta contro il potere costituito un punto di convergenza. La diffusione dei nuovi strumenti di comunicazione accentua l’individualismo e riduce la capacità di mediazione delle organizzazioni collettive. Anche le formazioni sociali riconosciute dalla Costituzione rischiano così di non riuscire più a rappresentare i propri aderenti. Vegas individua nella protesta degli autotrasportatori un esempio di questa trasformazione. In Italia oltre il 90% delle merci viaggia su gomma e il settore, un tempo sostenuto dalla convergenza di interessi tra produttori di camion, compagnie petrolifere e trasportatori, ha perso i suoi tradizionali equilibri. L’industria dei mezzi pesanti non è più italiana e il prezzo del petrolio dipende dai conflitti internazionali. La protesta riflette inoltre le differenze strutturali tra Nord e Sud: nel primo prevalgono grandi imprese e vettori stranieri, capaci di assorbire temporaneamente i rincari; nel secondo operano soprattutto piccoli imprenditori privi delle riserve necessarie per continuare l’attività. Il blocco delle merci è stato quindi molto più esteso nel Mezzogiorno, mentre la solidarietà sindacale che un tempo teneva unita la categoria si è indebolita. Vegas conclude che la frammentazione dell’autotrasporto potrebbe anticipare una crisi più generale dell’unità sindacale. La decisione della Cisl di non aderire a uno sciopero annunciato dalla Cgil contro una manovra finanziaria ancora da definire segnala la crescente difficoltà di distinguere rivendicazione sindacale e iniziativa politica. La trasformazione del lavoro, sempre meno concentrato nelle fabbriche, e la concorrenza dei social impongono ai sindacati di ripensare il proprio ruolo. Il rischio è la fine del modello di economia sociale di mercato che ha accompagnato lo sviluppo dell’Europa continentale, senza che sia stata ancora individuata





