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Economia

Sileoni (Fabi): “Una parte degli utili delle banche deve tradursi in benefici per il personale”

Al centro della trattativa per il rinnovo del contratto dei bancari c’è anche la distribuzione dei risultati economici del settore. Il segretario generale della Fabi Lando Sileoni, in una intervista a Jole Saggese di AdnKronos, richiama gli oltre 50 miliardi di utili delle banche, sostenendo che una parte significativa della ricchezza prodotta debba tradursi in benefici concreti per il personale.

“Una parte importante della ricchezza non può finire soltanto nelle tasche degli amministratori delegati, dei membri dei consigli di amministrazione e di altri soggetti. Una parte deve essere legittimamente ripartita fra le lavoratrici e i lavoratori del settore”, afferma.

Per il segretario generale della FABI, il rinnovo rappresenta l’occasione per passare dalle dichiarazioni ai fatti, riconoscendo aumenti economici e miglioramenti normativi coerenti con il valore del lavoro svolto nelle banche.

La valorizzazione del personale, aggiunge, non riguarda soltanto la retribuzione, ma anche la qualità della vita professionale e personale. Lavoratori più gratificati, secondo Sileoni, possono contribuire in misura maggiore ai risultati degli istituti.

Un altro tema riguarda il confronto tra il governo e il settore bancario sulle risorse necessarie per la manovra economica. Le richieste di un ulteriore contributo da parte degli istituti si intrecciano con il dibattito sugli utili e sugli accordi già raggiunti con l’esecutivo.

Sileoni respinge però qualsiasi tentativo di collegare il contributo delle banche al rinnovo del contratto nazionale.

“Sono due cose completamente separate. Il percorso del contratto nazionale deve essere autonomo rispetto a qualunque tentativo di coinvolgere le banche”, chiarisce.

Richiama, inoltre, le posizioni espresse dal presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, e dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, sottolineando che gli accordi già sottoscritti devono essere rispettati.

La FABI, spiega, non intende diventare uno strumento di confronto politico né accettare che le richieste economiche dei bancari siano utilizzate come argomento nel dibattito sulle risorse da destinare alla manovra.

“Noi ci garantiamo e ci tuteliamo da soli. Il percorso del contratto non va messo in contraddizione o in competizione con quello che è un eventuale contributo richiesto dal governo”, afferma.

Sileoni considera legittima la richiesta dell’esecutivo di individuare risorse aggiuntive, ma ritiene altrettanto legittimo il richiamo al rispetto degli accordi già raggiunti. Allo stesso tempo, giudica opportuno coinvolgere anche altri soggetti finanziari, evitando che le banche diventino il riferimento esclusivo nei momenti di necessità.

“Le banche non devono diventare il bancomat nei momenti di urgenza”, osserva, auspicando che il confronto tra governo e sistema bancario possa portare a una soluzione condivisa.

Le operazioni di aggregazione e acquisizione che stanno ridisegnando il settore rappresentano un altro passaggio cruciale. Le possibili conseguenze riguardano gli organici, la rete degli sportelli, i piani industriali e l’armonizzazione dei trattamenti economici e normativi tra i diversi gruppi.

Sileoni si dice fiducioso nella capacità del sindacato di affrontare le trasformazioni in corso, facendo leva sull’esperienza maturata negli ultimi decenni nella gestione dei piani industriali e delle riorganizzazioni.

Secondo il segretario generale della FABI, negli anni il confronto tra sindacati e banche ha consentito di gestire le ricadute occupazionali attraverso strumenti volontari, come i prepensionamenti e gli esodi incentivati, evitando il ricorso ai licenziamenti collettivi.

Anche le eventuali chiusure o cessioni di sportelli e le ricadute sugli organici dovranno quindi essere esaminate sulla base dei piani effettivi, senza anticipare conclusioni che, al momento, non possono essere considerate definitive.

Per Sileoni, il risiko bancario non si esaurirà con la conclusione delle operazioni attualmente al centro dell’attenzione. La dimensione degli istituti e la disponibilità di risorse finanziarie potrebbero favorire nuove iniziative, anche da parte di gruppi che finora sono rimasti ai margini delle principali manovre.

Riconosce la legittimità delle strategie di crescita dei singoli istituti, in un contesto nel quale la dimensione può fare la differenza sul piano competitivo.Accanto alle strategie industriali, però, richiama il ruolo del risparmio degli italiani e la necessità di garantirne la tutela attraverso adeguate coperture politiche e finanziarie. Un altro elemento decisivo sarà la capacità delle banche di distribuire parte della ricchezza prodotta sui territori e tra i lavoratori.

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“Ho una preferenza per quelle banche e quei gruppi che, oltre a ottenere risultati economici e finanziari importanti, hanno dimostrato di voler distribuire una parte della ricchezza insieme alle organizzazioni sindacali e alle persone che lavorano ogni giorno in banca”, afferma.

Sul fronte delle operazioni internazionali, Sileoni richiama anche la partita tra UniCredit e Commerzbank, sottolineando che la conclusione della fase relativa alla proprietà non esaurisce le questioni da affrontare. La sfida successiva sarà la gestione del gruppo tedesco, anche alla luce della sensibilità politica che ha accompagnato la vicenda in Germania.

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