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Cultura

Il conflitto è parte della democrazia ma la violenza non può diventarne uno strumento

Massimo Recalcati su La Repubblica distingue nettamente le manifestazioni pacifiche di studenti e sindacati dagli atti vandalici che hanno colpito Milano e altre città. Confondere le due realtà, sostiene, significherebbe delegittimare giovani che protestano per il proprio futuro. Ma sarebbe altrettanto sbagliato sottovalutare una violenza che trasforma il conflitto politico in aggressione alla convivenza democratica.Recalcati individua una responsabilità anche nelle generazioni adulte e nei loro «cattivi maestri». In particolare critica quella parte della sinistra che, a suo giudizio, continua a rappresentare il governo di centrodestra democraticamente eletto come fascista o neofascista: una retorica che rischierebbe di alimentare uno scontro senza mediazioni e di perpetuare la contrapposizione tra fascisti e antifascisti. I valori costituzionali, sottolinea, non appartengono a una sola parte politica e l’antifascismo non può diventare una giustificazione per impedire agli altri di parlare. Il ragionamento si allarga poi al fanatismo emerso in alcune manifestazioni pro-Palestina, dove accanto alla difesa della causa palestinese si sono registrati, secondo Recalcati, sostegno ad Hamas e Hezbollah e invocazioni alla distruzione di Israele. Per Recalcati esiste un legame tra queste forme di radicalizzazione e la violenza urbana: entrambe esprimerebbero una cultura politica che sostituisce al confronto democratico l’odio e la delegittimazione dell’avversario. Il compito degli adulti e della politica dovrebbe quindi essere soprattutto educativo: insegnare alle nuove generazioni che il conflitto è parte della democrazia, ma la violenza non può diventarne uno strumento.

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