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Toscana

Incidente mortale nel cantiere dell’Alta Velocità, sempre più lunga la catena dei morti sul lavoro

Firenze piange un altro lavoratore. Questa volta la tragedia arriva dall’area della futura stazione dell’Alta velocità. Un nuovo incidente che riporta alla memoria quelli avvenuti negli ultimi mesi nei cantieri autostradali, sui tetti dei capannoni e dentro le aziende della Toscana. Lo scrive Monica Pieraccini su La Nazione che in un articolo descrive gli incidenti avvenuti negli ultimi mesi in Toscana.

Storie diverse, accomunate da una giornata di lavoro che è diventata l’ultima.

Solo due settimane fa, nella zona industriale di Sant’Agostino, ha perso la vita un operaio moldavo di 43 anni, dipendente di una ditta di Milano. Stava montando i pannelli di copertura di un capannone quando è precipitato da circa 7-8 metri. 

Un cantiere autostradale, una pila del viadotto, una caduta di circa 14 metri. Muore così un operaio egiziano di 39 anni, dipendente di un’impresa in subappalto, mentre lavora sul viadotto Goccioloni, nel tratto dell’A1 fra Calenzano e Barberino di Mugello.

Manca poco alla mezzanotte quando alla Capp Plast di Capalle, azienda che produce imballaggi, perde la vita Kumara Gedera, 61 anni, originario dello Sri Lanka e residente a Prato. Secondo la prima ricostruzione, il lavoratore scende da un muletto e viene travolto dal ribaltamento di un pallet contenente sacchi di materiale da lavorare. I soccorritori tentano a lungo di rianimarlo, senza riuscire a salvarlo.

Sono da poco passate le otto del mattino quando alla Santucci di Avenza, in via Provinciale, un carico di lastre di marmo si ribalta durante la movimentazione. A rimanere schiacciato è Aldo Gullotti, 44 anni, originario della Sicilia e residente a Massa. È un operaio esperto, con anni di lavoro nel settore lapideo. Lascia un figlio di dieci anni. L’incidente riaccende l’attenzione sui rischi nelle aziende della lavorazione del marmo.

La tragedia avviene in un cantiere di via Lucchese all’Osmannoro. Cornel Teslaru Titi, 48 anni, originario della Romania e residente in Veneto, rimane coinvolto in un incidente durante le operazioni di pavimentazione con un macchinario per il livellamento del calcestruzzo. I colleghi chiamano i soccorsi. L’operaio viene caricato sull’ambulanza diretta a Careggi, ma muore durante il trasferimento in ospedale. Il macchinario e l’area del cantiere vengono sequestrati.

Faouzi Marweni ha 34 anni e lavora per un’impresa della provincia di Lecco. E’ al suo primo giorno nel cantiere di un’azienda in via degli Artigiani, a Rosignano Solvay, quando precipita dal tetto durante un intervento sulla copertura. L’allarme scatta poco prima delle nove. I sanitari del 118 tentano di rianimarlo, ma i traumi riportati nella caduta non gli lasciano scampo.

Le ferite più profonde restano quelle delle due stragi del 2024, costate complessivamente la vita a dieci lavoratori. Il 9 dicembre di quell’anno, l’esplosione e l’incendio al deposito di carburanti Eni di Calenzano provocano cinque morti e 27 feriti: perdono la vita Davide Baronti, Carmelo Corso, Franco Cirelli, Vincenzo Martinelli e Gerardo Pepe. Dieci mesi prima, il 16 febbraio, Firenze era stata sconvolta dal crollo nel cantiere Esselunga di via Mariti: sotto le macerie muoiono Luigi Coclite, Mohammed El Farhane, Taoufik Haidar, Bouzekri Rahimi e Mohamed Toukabri. Due luoghi diventati simbolo della sicurezza sul lavoro, a cui oggi torna inevitabilmente il pensiero.

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