La gratitudine non è virtù che dipende dalla dimensione del portafoglio
Stefano Bisi.
C’è una cosa bella e una brutta nella conversazione che Leonardo Maria Del Vecchio ha fatto con giornalisti, poligrafici e impiegati della grande famiglia di Resto Del Carlino, Giorno, La Nazione e Qn. Partiamo dalla cosa bella: “L’ispirazione del nuovo prodotto editoriale. Non una fonte di lucro, non il potere. Ma un luogo da cui partire per viaggiare. Io sono un patriota romantico, sono innamorato dell’Italia. Ma credo si debba anche girare il mondo per capire come funzionano le cose. Ecco, io vorrei dare questa possibilità al giornalismo: restituire lustro alle firme e portare il nostro tra i migliori giornali d’Europa. Lo farò anche potenziando il welfare, così come è stato in EssilorLuxottica. Non ho scelto l’editoria per fare politica o per chiedere aiuti di Stato. Non avrei avuto bisogno di fare questo investimento. Ma so di essere nato fortunato: per questo voglio restituire qualcosa di grande al Paese e ai giovani. Chi deve darvi le frecce per consentirvi di parlare loro e fare centro è l’editore. Sogno una rivoluzione legata al passato, fondata sulle inchieste, sulla notizia e sulla passione di scriverla, non sui click. Perché, ne sono sicuro, sta tutto in piedi con le vostre mani e le vostre menti”. Ogni giornalista vorrebbe sentire dal proprio editore le parole usate da Leonardo Maria del Vecchio.
Poi la cosa brutta: “Sono editore da pochi mesi. Ma, ormai l’avrete capito, la mia idea è sempre la stessa e l’ho imparata da mio padre: fare meglio rispetto a ciò che c’era prima”. Ma il babbo gli avrà anche detto di non sottovalutare il lavoro di chi è venuto prima. Non ho mai lavorato in quel gruppo editoriale e quindi non ho doveri di gratitudine per la famiglia Riffeser Monti, anzi nell’86 ho fondato un quotidiano che gioiva per i buchi che riusciva a dare al giornale più forte e si arrabbiava quando ne prendeva, ma è La Nazione il giornale che da bambino leggevo al bar facendo qualche chilometro a piedi perché dove vivevo non c’era l’edicola. Leggevo tutto, anche i necrologi e le pubblicità. Forse dipende anche da quel giornale del Cavalier Monti se ho capito che nella vita avrei voluto fare il giornalista. E se sono grato io a chi è venuto prima di Leonardo Del Vecchio, può essere grato anche lui che ha la fortuna di poter fare l’editore senza chiedere aiuti di Stato.





