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La “guerra ombra” per descrivere presunti attacchi russi

Il direttore Marco Travaglio sul Fatto Qulotidiano ironizza sulla definizione di “guerra ombra”, adottata secondo l’autore per descrivere presunti attacchi russi di cui spesso mancherebbero prove certe. Travaglio cita alcuni episodi in cui iniziali accuse alla Russia si sarebbero rivelate infondate, come i droni attribuiti a Mosca in Lituania, i missili caduti in Polonia nel 2022, inizialmente definiti russi da Zelensky, e il caso di Lublino, dove un missile polacco sarebbe stato scambiato per uno russo. L’autore critica così quello che considera un meccanismo per cui un’ipotesi diventa rapidamente una certezza e può alimentare l’escalation. Con lo stesso tono sarcastico passa in rassegna alcune notizie e narrazioni sulla guerra, dalla presunta anziana ucraina capace di fermare un drone a mani nude alle rappresentazioni dei soldati russi come combattenti armati di equipaggiamenti antiquati, contrapposte alla previsione di una loro possibile invasione dell’Europa fino a Lisbona. Travaglio evidenzia inoltre, a suo giudizio, una contraddizione nella rappresentazione di Putin: il presidente russo sarebbe descritto contemporaneamente come abbastanza astuto da manipolare le elezioni nei Paesi occidentali e abbastanza sprovveduto da organizzare continuamente attacchi che rafforzerebbero proprio le forze politiche favorevoli al riarmo e alla contrapposizione con Mosca. La conclusione è affidata all’ironia sulla presunta capacità degli hacker russi di intervenire persino nelle primarie del “Campo largo”: uno scenario talmente indefinito, sostiene Travaglio, che nella “guerra ombra” finisce per essere credibile qualsiasi cosa.

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