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Cultura

Cristina di Belgioioso, la principessa ribelle che inventò l’Italia e scosse l’Europa

Marcella Matelli

Cristina Trivulzio di Belgiojoso è stata una delle figure più straordinarie, eccentriche e determinanti del Risorgimento italiano, eppure la storia ufficiale l’ha spesso relegata in secondo piano. Nata a Milano il 28 giugno 1808 nella ricchissima e illustre famiglia Trivulzio, Cristina ha attraversato il XIX secolo come una meteora, rompendo ogni convenzione sociale del suo tempo per inseguire un unico grande ideale: l’indipendenza e l’unità d’Italia. Dall’infanzia malinconica ai salotti parigini, dalle barricate di Milano e Roma fino all’esilio in Turchia, la sua vita – di cui si contano ben sedici biografie – sembra un romanzo d’avventura. Dietro alla futura leader politica si nascondeva una bambina inaspettatamente introversa. In una lettera alla sua maestra di disegno e grande amica Ernesta Bisi, Cristina si descriveva come una bambina “melanconica, seria, introversa” e talmente timida da scoppiare in lacrime se si sentiva osservata. La svolta arrivò a soli 16 anni, nel 1824, quando sposò il giovane, affascinante e libertino Emilio Barbiano di Belgiojoso. Un matrimonio unito da una dote strabiliante di 400.000 lire austriache (equivalenti a milioni di euro odierni) ma destinato a naufragare presto a causa dei tradimenti di lui. I due si separarono senza mai divorziare formalmente, restando complici e amici nella politica per tutta la vita. Nel mirino della polizia austriaca per le sue simpatie carbonare, divenne una cosiddetta”giardiniera” e i legami con i movimenti di liberazione, Cristina sfuggì agli arresti scappando nel sud della Francia. Con i beni congelati da Vienna, si ritrovò improvvisamente sola e senza un soldo. A Parigi si rimboccò le maniche: visse in un modesto appartamento, cucinando da sola e guadagnandosi da vivere dando lezioni di musica e dipingendo ritratti. Una volta recuperati i suoi fondi, la principessa trasformò la sua casa nel salotto culturale più importante d’Europa. Negli anni ’30 la sua corte parigina era frequentata da geni assoluti come: Heinrich Heine, Franz Liszt, Alfred de Musset e l’eroico generale Lafayette. Ma nella sua vita non ci furono solo salotti: Cristina divenne giornalista, editrice e persino contrabbandiera d’armi per i ribelli italiani, spendendo fortune per sostenere gli esuli politici. Nel 1838 nacque la figlia Maria, un evento che la spinse temporaneamente lontano dalla vita mondana. Tornata in Italia nella sua proprietà di Locate, si distinse  per un approccio sociale illuminato e rivoluzionario ispirato alle teorie utopiche di Fourier per cui creò  asili, scuole, uno scaldatoio pubblico e istituì doti per le ragazze più povere.

Ma la chiamata alle armi della patria era troppo forte. Durante i moti del 1848 si trovava a Napoli: senza esitare, reclutò a proprie spese 160 uomini e si imbarcò verso Milano per aiutare gli insorti contro gli austriaci. Poco dopo, durante la breve esperienza della Repubblica Romana, le venne affidata l’organizzazione degli ospedali. Qui, molto prima della celebre Florence Nightingale, Cristina coordinò i soccorsi ai feriti con un’efficienza e un coraggio mai domo. Il fallimento delle rivoluzioni del ’49 e il tradimento dei francesi la costrinsero nuovamente alla fuga. Questa volta si recò nella penisola anatolica, nella sperduta valle di Ciaq Maq Oglù. Praticamente senza denaro e vivendo a credito, Cristina vi fondò un’azienda agricola, mantenne la figlia scrivendo reportage di viaggio per l’Europa e sopravvisse persino al tentativo di omicidio da parte di un domestico impazzito. Solo nel 1855, grazie a un’amnistia austriaca, poté rientrare in Italia. Negli anni successivi vide finalmente compiersi il suo sogno: la nascita del Regno d’Italia. Una volta raggiunta l’unità, tuttavia, la politica la dimenticò. Cristina si ritirò a vita privata tra Milano, il lago di Como e Locate, assistita dal fedele servitore turco Bodoz e dalla governante inglese Miss Parker. Morì di polmonite nel 1871, a soli 63 anni, segnata da una vita di fatiche e malattie. Venne sepolta a Locate, lasciando in eredità l’immagine immortale di una donna che non ebbe mai paura di rinunciare ai propri privilegi in nome della libertà.

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