Blog - Stefano Bisi
Fondato da Stefano Bisi
Q8
Politica

Se nessuno avrà il premio di maggioranza i vincitori delle elezioni saranno Futuro Nazionale e 5 Stelle

Se nessuno avrà il premio di maggioranza i veri vincitori delle prossime elezioni politiche saranno Futuro Nazionale e il Movimento 5 Stelle, scrive Lorenzo Castellani sul Quotidiano Nazionale. La nuova legge elettorale, se sarà approvata, spingerà i partiti a raccogliersi in due coalizioni. Il premio di maggioranza, assegnato solo a chi raggiunge il 42 per cento, incoraggia il voto utile e la bipolarizzazione. Ma contiene anche una possibilità opposta al suo disegno: se nessuno dei due poli superasse quella soglia, la distribuzione dei seggi seguirebbe la logica proporzionale. Il bipolarismo costruito prima del voto potrebbe dissolversi il giorno dopo. È uno scenario residuale, non il più probabile. Proprio per questo vale la pena prenderlo sul serio.

In una parte dell’establishment, l’assenza di un vincitore netto sarebbe accolta quasi come una salvaguardia istituzionale. I partiti favorevoli alla collocazione europea e atlantica dell’Italia potrebbero accordarsi per governare insieme: una maggioranza estesa dal Pd a FdI, capace di offrire continuità internazionale e, se durasse abbastanza, di convergere anche sull’elezione del prossimo presidente della Repubblica.

Una simile intesa potrebbe nascere sotto la pressione dei mercati internazionali e dell’Unione europea, con il Capo dello Stato impegnato a favorire una soluzione parlamentare. La formula avrebbe una sua razionalità. Tuttavia, la razionalità di una coalizione non coincide necessariamente con quella del sistema politico.

Bisogna allora domandarsi chi pagherebbe il prezzo di quell’intesa e chi ne ricaverebbe spazio. Per Giorgia Meloni sarebbe una sconfitta duplice: non tornerebbe a Palazzo Chigi e vedrebbe venir meno il progetto di un sistema duale, nel quale il centrodestra compete per governare contro un’alternativa altrettanto riconoscibile. FdI entrerebbe in una maggioranza ampia proprio mentre la sua leader perderebbe la guida del governo. Sarebbe difficile presentare questa soluzione ai propri elettori come il compimento della promessa fatta in campagna elettorale.

Anche Elly Schlein rischierebbe molto. Se si fosse candidata a guidare il governo e non avesse portato la sua coalizione alla vittoria, dovrebbe spiegare al Pd perché sostenere un esecutivo insieme alla destra o parte di essa. La sua leadership, già esposta a tensioni interne, difficilmente uscirebbe indenne da un simile passaggio.

La grande coalizione non congelerebbe dunque i rapporti di forza: potrebbe accelerare la crisi dei leader che l’avessero resa possibile.

Giuseppe Conte, al contrario, avrebbe una libertà che agli altri mancherebbe. Ha già mostrato di sapersi muovere in assetti parlamentari mutevoli. In uno scenario proporzionale potrebbe scegliere l’opposizione, sottrarsi ai costi delle decisioni di governo e accusare la grande coalizione di aver cancellato la distinzione tra destra e sinistra. Roberto Vannacci disporrebbe, dall’altro versante, di uno spazio analogo: contestare un governo che unisce forze avversarie in nome della responsabilità europea e atlantica. Vannacci avrebbe la possibilità di cannibalizzare la destra di governo.

L’immagine sarebbe quella di un’Italia in formato Germania: al centro una coalizione tra avversari tradizionali, ai lati opposizioni capaci di prosperare contro il compromesso. Conte potrebbe occupare, con tutte le differenze del caso, lo spazio di protesta associato a Sahra Wagenknecht; Vannacci quello di una destra radicale sul modello AfD. Il paragone non è una previsione meccanica. Serve a mettere a fuoco un rischio politico: quando quasi tutte le forze di governo condividono la responsabilità delle scelte, chi resta fuori può rivendicare il monopolio del dissenso.

Naturalmente nulla assicura che una maggioranza dal Pd a FdI reggerebbe alle divergenze su economia, welfare e immigrazione. La proporzionalizzazione del sistema apre a possibilità difficili da prevedere in tutte le sfumature. L’esercizio, però, illumina il punto cieco di chi guarda soltanto alla governabilità immediata. Una grande coalizione potrebbe garantire per qualche tempo stabilità e allineamento internazionale, tuttavia potrebbe anche trasformare l’opposizione in un contenitore sempre più vasto di scontento. In politica, la stabilità non dipende solo da chi tiene insieme una maggioranza, ma anche da qual è il costo politico delle forze che compongono una alleanza.

Q8
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti

Altre notizie da POLITICA

Tutte →