Ustica aspetta le carte e con esse la verità
Biagio Marzo.
La Francia ha dato disponibilità a trasmettere all’Italia documentazione sulla strage del 27 giugno 1980, compresi atti del ministero della Difesa transalpino. Le carte arrivano ai primi anni Novanta. Dopo 46 anni resta una domanda: che cosa accadde quella notte nei cieli del basso Tirreno?Partiamo da Giuliano Amato che ha rilanciato, ultimamente, la tesi secondo cui il DC9 Itavia sarebbe stato abbattuto per errore da un missile francese diretto contro un aereo libico sul quale avrebbe dovuto trovarsi Muammar Gheddafi. Ai tempi del caso Ustica, Amato era docente di diritto costituzionale alla Sapienza e non era in politica attiva. Il DC9 era partito da Bologna-Borgo Panigale per Palermo-Punta Raisi, con circa due ore di ritardo. Alle 20.59 e 45 secondi, sul Tirreno, scomparve dagli schermi radar e precipitò in mare tra Ponza e Ustica. Morirono 81 persone. Aveva perso il contatto radio con Roma-Ciampino. Il 3° ROC, Regional Operations Center dell’Aeronautica militare, con sede a Martina Franca (Taranto), aveva competenza nel dispositivo di coordinamento del soccorso. Le comunicazioni tra Ciampino, Martina Franca e Milazzo restano importanti. Tracciati radar e depistaggi hanno trasformato Ustica in uno dei casi più oscuri della Repubblica. Due piloti dell’AM che erano a conoscenza dei fatti, non furono interrogati, perché morirono in una esibizione delle Frecce Rosse. Il recupero del relitto e le perizie alimentarono tre ricostruzioni: cedimento strutturale, l’esplosione interna e un evento esterno, riconducibile a un missile o a un’azione militare. La magistratura ha riconosciuto responsabilità dello Stato per le carenze nella sicurezza del volo e per i depistaggi. Non è però arrivata una sentenza penale definitiva sugli autori dell’eventuale azione militare. È qui che nasce il mistero militare di Ustica. Secondo la ricostruzione di Amato, già sostenuta da Francesco Cossiga, nella notte del 27 giugno 1980 sarebbe stata predisposta un’operazione NATO per intercettare un velivolo libico sul quale si riteneva potesse trovarsi Gheddafi. L’obiettivo sarebbe stato un MiG libico e il DC9 sarebbe finito nella zona dell’azione, venendo colpito per errore. È una ricostruzione controversa, non accertata giudiziariamente.
C’è poi il ruolo del SISMI. Cossiga riferì di aver appreso dall’allora capo del servizio, l’ammiraglio Fulvio Martini, informazioni sulla presenza di un aereo francese e sulla presunta missione contro un velivolo libico. Testimonianze da distinguere dai fatti accertati. La Francia entra nella vicenda anche attraverso la base aerea di Solenzara, in Corsica, dalla quale operavano i caccia Mirage. I loro movimenti e le comunicazioni sono tra gli elementi che le carte potrebbero chiarire. Compaiono, nel teatro operativo, anche le forze navali americane. È stata richiamata la presenza nel Mediterraneo della USS Saratoga, mentre nel dispositivo francese vengono ricordate le portaerei Clemenceau e Foch. La loro posizione e il loro ruolo restano da verificare; la Saratoga, secondo fonte USA, era a Napoli per un’avaria. Resta il capitolo di Gheddafi e del MiG. Secondo Amato, il leader libico sarebbe dovuto essere sull’aereo preso di mira, ma sarebbe stato avvertito del pericolo e avrebbe fatto cambiare rotta all’aereo. Il missile, destinato al velivolo libico, avrebbe quindi colpito il DC9. Sono circolate altre versioni: il MiG avrebbe fatto da scorta all’aereo di Gheddafi diretto a Belgrado; il pilota, rimasto a corto di carburante, si sarebbe schiantato sulla Sila o sarebbe stato un disertore in fuga dalla Libia. Un’altra ipotesi vuole che il MiG sia stato abbattuto e nascosta la verità. Una matrioska di misteri. Il recupero del relitto del Dc19 presenta interrogativi. Le operazioni furono affidate alla francese Ifremer. Presunti rapporti con i servizi segreti francesi sono entrati nelle ricostruzioni, ma restano ipotesi investigative. C’è poi Lockerbie, l’attentato del 1988 al volo Pan Am 103, costato la vita a 270 di cui la stragrande maggioranza americani. Ma collegarlo a Ustica sarebbe un salto logico, con gli USA che videro l’attentato come un atto terroristico contro di loro.
E c’è Bettino Craxi tirato in ballo erroneamente. Nel 1980 era segretario del PSI. Amato, confondendo gli eventi, ha ipotizzato che Gheddafi fosse stato avvertito e ha indicato Craxi come possibile autore della soffiata, semmai fu il SISMi. Il che senza accertamento giudiziario. È invece documentato che nell’aprile 1986 Craxi, attraverso Antonio Badini, avvertì Tripoli di un imminente raid americano contro la Libia: sei anni dopo Ustica. Ma Craxi non era «amico di Gheddafi” bensì dei palestinesi che pregavano sul “Corano” e non sul “Libro Verde”. Ma il cuore resta Ustica. Il DC9, gli 81 morti, la Nato, i radar, i caccia, il possibile MiG, la Francia, Solenzara, le portaerei, il SISMI e i depistaggi sono i tasselli di una notte che non ha ancora trovato una spiegazione definitiva. Ustica è una storia raccontata e scritta nelle carte giudiziarie. Eppure la verità completa non c’è, sepolta sotto depistaggi, silenzi, versioni contraddittorie e fake news. Persino alcune morti strane di persone coinvolte nella vicenda hanno alimentato un racconto quasi noir. Anche qui occorre distinguere i sospetti dai fatti provati. Ustica è una matrioska di tanti misteri. Oggi la questione torna al punto di partenza: le carte francesi. Quelle carte potranno dirci chi e che cosa abbatté il DC9 Itavia? Potranno restituire alle 81 vittime la verità che la Repubblica cerca da quasi mezzo secolo?
Ustica aspetta le carte. E con esse la verità.





