Non si cancella un secolo di storia con un atto amministrativo, il grido di Sinistra Italiana per il circolo Risorgimento
“Il Circolo Arci “Il Risorgimento ai Due Ponti” non è un semplice immobile da sgomberare: è un pezzo di storia di Siena che affonda le radici nei primi del Novecento, quando le Società di Mutuo Soccorso nacquero per dare dignità, solidarietà e un luogo di incontro a lavoratori e famiglie. Da oltre un secolo quella sede è stata punto di aggregazione, socialità e comunità per generazioni di senesi, e oggi rischia di essere cancellata da un atto amministrativo irragionevole che ignora completamente questa storia”.
Sinistra Italiana Siena esprime ”pieno sostegno all’iniziativa delle forze politiche che in Consiglio Comunale hanno presentato una mozione a difesa del circolo e della sua storia. È il segnale che questa non è una battaglia isolata, ma una responsabilità collettiva verso un pezzo identitario della città”.
”Ma proprio per questo va detta con chiarezza una cosa: l’Amministrazione comunale non ha mai realmente cercato un’alternativa. Se davvero la Questura ha bisogno di spazi più adeguati per rispondere alle proprie esigenze, a Siena esistono numerosi immobili pubblici inutilizzati che potrebbero essere individuati e messi a disposizione, senza sacrificare l’unico luogo di promozione sociale della zona di Due Ponti, viale Toselli e via Aretina — una delle poche realtà di aggregazione ancora vive fuori dalle mura cittadine. Colpire proprio questo spazio, quando esistono alternative concrete mai davvero esplorate, è una scelta politica, non una necessità”.
“È qui che emerge il problema più profondo, quello urbanistico. Non è la prima volta che le periferie di Siena diventano il luogo dove l’Amministrazione scarica ciò che non sa o non vuole risolvere altrove. È una politica urbanistica che, di fatto, tratta il fuori le mura come una periferia di risulta: un posto dove si può “mettere la polvere sotto il tappeto” senza che il centro storico se ne accorga. Le esigenze che la città fatica a governare — a partire dall’accoglienza e dai servizi per chi richiede protezione internazionale — non si risolvono, si spostano. E si spostano sempre nello stesso punto: dove ci sono meno occhi, meno voce, meno capacità di far sentire il proprio dissenso. Questo non è amministrare un territorio, è abbandonarlo un pezzo alla volta”.
“In questo quadro, le proposte del vicesindaco Capitani restano proposte di facciata: parole di circostanza che non fanno i conti né con la storia di Siena né con quella del circolo, e che non toccano minimamente il nodo vero, cioè la scelta politica di non voler affrontare seriamente il tema degli spazi pubblici disponibili in città. A un luogo, quando gli si toglie l’anima, non resta che morire — e con esso muore un pezzo della socialità che tiene insieme comunità diverse in un quartiere dove non ce ne sono molte altre”.
”Su questa vicenda si gioca, in fondo, un’idea di città. Se Siena deve diventare un centro storico sterilizzato — senza musica, senza fragilità, senza tutto ciò che non è immediatamente presentabile — e periferie sempre più abbandonate a sé stesse, allora è una visione che Sinistra Italiana Siena respinge con nettezza. Noi crediamo in una città viva e accogliente, come è sempre stata nella sua storia, capace di tenere insieme il centro e i quartieri, non di scegliere cosa nascondere e dove”.
Sinistra Italiana Siena continuerà ”a seguire da vicino la vicenda, al fianco del circolo e di chi in Consiglio Comunale si sta battendo per difenderlo”.





