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Politica

La premier nasconde la data delle elezioni e logora Conte e Schlein

Mario Lavia su Linkiesta scrive che le prime mosse della campagna elettorale più lunga della storia della Repubblica sembrano favorire Giorgia Meloni più di Elly Schlein.
Un piccolo simbolo è stata la lettera della segretaria del Pd alla premier per un lavoro comune sull’energia. Ci hanno pensato Giuseppe Conte e Angelo Bonelli a bastonarla: «Con il governo non si collabora». Non proprio una mossa finita bene.

La segretaria del Pd ha incassato un buon risultato interno al partito con il comizio alla Festa dell’Unità. Ma è stato presto sporcato: prima dal discorso sui «disertori» della leader dei giovani democratici, poi dal video di Marco Rocco De Luca, sempre dei Gd, consigliere comunale di Cesena, autore di una requisitoria nostalgica del PCI e contro guerra, sionismo e capitalismo che sembrava arrivare dagli anni Cinquanta. Sono però quisquilie rispetto al problema che paralizza il campo largo. E qui entra in scena la presidente del Consiglio.

Meloni, più che giocare una partita, gioca con il calendario. La carta decisiva che tiene nascosta è la data del voto. Finché Schlein e gli altri non sapranno quando si andrà alle urne, tutto resta sospeso. Non si può decidere quando aprire la partita del programma, definire le regole delle primarie, allestire i gazebo o stabilire chi ammettere alla competizione.

Le possibilità sono due, e nessuna è indolore. Ci si può sbrigare, rischiando però di logorare il vincitore delle primarie se Meloni portasse il Paese alle urne nell’autunno del 2027. Oppure si rischia di aspettare troppo e lasciare che sia lei, già a gennaio, a chiudere la legislatura, con il campo largo ancora in affanno sul programma e sul candidato premier. È precisamente ciò che Meloni desidera. La premier non offre certezze perché non ha interesse a darne. La sospensione per un anno di buona parte dei bolli auto potrebbe sembrare il primo provvedimento di una campagna elettorale ravvicinata, ma lei ha anche detto di voler arrivare alla fine naturale della legislatura. Una cosa esclude l’altra: e il mistero, per ora, resta.

Tutto ciò logora i nervi a sinistra. Nel limbo temporale che sta già stancando soprattutto i suoi elettori, i protagonisti del campo largo si aggrappano a ogni suggestione.

Schlein lavora forte per assicurarsi il sostegno di tutte le correnti del partito. È andata al convegno di Massimo D’Alema, è passata dallo Spi-Cgil con Maurizio Landini e sta facendo in modo che non giungano sgambetti dal «correntone» di Montepulciano, atteso a fine ottobre. E per quanto riguarda l’area di Stefano Bonaccini c’è da dire che pare la più schleiniana di tutte. Dal canto loro i riformisti si vedranno a Prato il 26 settembre. «Cambiare» è il titolo dell’iniziativa; «crescere», «avere cura» e «proteggere» le parole d’ordine. Molto programma, dunque. Anche nel tentativo di correggere la linea, mettendo dei punti fermi sull’Ucraina, la crescita e la sicurezza, così come sta venendo fuori da Nazareno.

Contenuti che la componente riformista vuole fare pesare nel confronto dei prossimi mesi. Contenuti, per capirci, anti-Conte. Dietro la spinta di Matteo Renzi è tornato il nome di Giorgio Gori con un disegno che potrebbe essere questo: con primarie a doppio turno, concentrare al primo turno il voto dei riformisti su Gori e poi convergere su Schlein al ballottaggio. Nel frattempo, però, c’è Giuseppe Conte, che non vuole il doppio turno, potenzialmente favorevole a una convergenza contro di lui. Potrebbe allora esserci uno scambio: la segretaria accetterebbe il turno unico, mentre l’avvocato rinuncerebbe al voto online. Un compromesso sulle regole per evitare che siano proprio queste a far saltare il tavolo. Sono le “grandi manovre” del campo largo: regole, turni, gazebo, piattaforme, candidature. Tutto mentre manca ancora il dato fondamentale: quando si vota.

E mentre il centrosinistra cincischia, Meloni prepara una campagna elettorale serratissima. La sospensione del bollo per il 2027 potrebbe essere soltanto il primo tassello. La differenza, per ora, è tutta qui. Gli altri cercano ancora di capire le regole della partita. Lei continua a decidere quando giocarla. E le carte sono nelle sue mani.

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