La lenta Europa comincia a reagire alla pressione della Russia e alla crescente ostilità degli Stati Uniti
Paolo Mieli sul Corriere della Sera osserva che l’Europa abbia cominciato a reagire alla pressione esercitata dalla Russia e alla crescente ostilità degli Stati Uniti di Donald Trump, costruendo un sistema di alleanze più ampio. L’intesa promossa da Ursula von der Leyen con il Canada di Mark Carney, insieme al coinvolgimento di Regno Unito, Norvegia e Ucraina, rappresenta per Mieli un passaggio significativo. Di fronte alla guerra russa, alle operazioni ibride e al rifiuto di Putin di avviare un negoziato di pace, ciò che resta dell’Occidente deve prepararsi ad affrontare ogni eventualità. È stata soprattutto la resistenza ucraina a concedere all’Europa il tempo necessario per organizzarsi. Mieli osserva che Trump considera l’Europa troppo debole per reggere il confronto con Stati Uniti, Russia e Cina e punta ad accentuarne le divisioni interne. È un calcolo simile a quello compiuto dalla Russia invadendo l’Ucraina, nella convinzione che Kyiv si sarebbe rapidamente arresa. La resistenza ucraina ha invece dimostrato che è possibile opporsi anche a una potenza superiore. Mosca, dopo quattro anni e mezzo, rimane bloccata nel Donbass e non può permettersi un’offensiva contro l’Europa paragonabile a quella tedesca del 1940. Continua però a provocare distruzioni e punta ora a piegare l’Ucraina attraverso un altro inverno di guerra, per poterle successivamente imporre le proprie condizioni. Mieli conclude che nel frattempo l’Europa si è mossa. Con l’eccezione delle destre più estreme e, in Italia, di settori consistenti della sinistra, democristiani e socialdemocratici rimangono uniti nel sostegno all’Ucraina, evitando nello stesso tempo reazioni alle provocazioni russe che potrebbero trascinare il continente in uno scontro diretto. L’Europa deve quindi rafforzare i propri conti, dotarsi di sistemi militari integrati e consentire a Kyiv di resistere fino a un armistizio che non le imponga nuove condizioni punitive. L’apertura dell’alleanza al Canada dimostra, secondo Mieli, la capacità europea di costruire fuori dai propri confini gli strumenti necessari alla propria sopravvivenza e segna per questo una data storica.





