La mostra dei drappelloni d’autore, una vecchia idea mai realizzata che torna di attualità sperando che sia la volta buona
L’idea non è nuova ma a Siena non c’è stata la volontà di realizzarla. Eppure, mettere in mostra al Santa Maria della Scala i drappelloni del Palio realizzati dai grandi artisti è un’idea da concretizzare. Nel 1971 iniziò la serie dei pittori illustri grazie all’intuizione del sindaco Roberto Barzanti che affidò la pittura a Renato Guttuso.
Dell’ipotesi di allestire una mostra se ne parlò sul Corriere di Siena alla fine degli anni Ottanta, se n’è riparlato nel 2014 e se ne riparla oggi grazie a Maurizio Tozzi che ha rilanciato l’idea di una mostra i drappelloni dipinti da alcuni dei più importanti artisti contemporanei, scegliendone almeno uno per ciascuna contrada. La Gazzetta di Siena ricorda che un progetti era già stato lanciato nel 2014 da Marco Tansini, allora presidente della delegazione comunale di Confcommercio Siena, ma alla fine non andò in porto. All’epoca il sindaco era Bruno Valentini, che conosce bene i motivi che portarono al naufragio del progetto e che li riferisce alla Gazzetta.
Cosa ricorda di quell’iniziativa?
“L’idea era simile a quella maturata in questi giorni. Cambiavano un po’ i drappelloni, perché nel frattempo ne sono stati vinti altri, ma la sostanza è uguale. L’intento era selezionare alcuni dei drappelloni più famosi, significativi per l’autore oppure per il valore simbolico e artistico, per creare un’esposizione dedicata. Questa avrebbe dovuto avere anche un contorno divulgativo per i tanti turisti che visitano Siena fuori dai giorni del Palio, in modo da spiegare meglio la nostra festa. Alla fine l’iniziativa non andò avanti perché le dirigenze delle contrade non erano convinte”.
Come mai?
“C’è un atteggiamento culturale per cui si registra una resistenza quasi automatica verso ciò che non viene maturato insieme alle Contrade stesse. Se si vuole far decollare un’idea del genere o progetti simili, bisogna costruirli prima insieme a loro”.
Cosa intende dire?
“Faccio un esempio: in occasione dell’anniversario dell’incoronazione della Regina Elisabetta, per un grande spettacolo organizzato a Londra a Buckingham Palace, fummo contattati per inserire una rappresentazione del Palio all’interno di un palinsesto che raccoglieva storie ed esibizioni culturali e folkloristiche da tutto il mondo. Si trattava di un evento di rilevanza mondiale con la notorietà e il pubblico tipici degli appuntamenti legati alla monarchia britannica. In quel caso, dopo lunghe discussioni legate anche a problemi tecnici, l’idea abortì. Il Comune avrebbe potuto partecipare con la parte del corteo storico di sua pertinenza, ma non ci sembrò opportuno procedere senza l’apporto e il coinvolgimento delle Contrade. Anche in quell’occasione ci fu una resistenza derivante dalla volontà di conservare le proprie tradizioni, i propri colori e le proprie caratteristiche. Questo atteggiamento talvolta sfocia in un conservatorismo che non è necessariamente un male, ma bisognerebbe sempre saper valutare le singole opportunità”.
Lei invece era d’accordo all’epoca sulla mostra dei drappelloni?
“Si perchè era un’idea nostra, maturata all’esterno e poi fatta propria dal Comune. Noi non forziamo mai la mano alle Contrade: deve trattarsi sempre di un processo condiviso. Con dispiacere prendemmo atto che non era possibile procedere. Lo stesso discorso vale per il Museo del Palio, progetto maturato durante il mio mandato e che la Giunta De Mossi avrebbe dovuto riprendere per andare avanti con la progettazione. Nonostante fosse stato ideato da personaggi che erano dirigenti ed esponenti delle nostre Contrade anche quell’idea si è arenata”.
Qual è il rischio di queste situazioni?
“E’ che al Palio venga attribuito un valore di tipo consolatorio, come avvenne tra il Seicento e il Settecento, quando Siena soffriva per la perdita della propria autonomia avvenuta a metà del Cinquecento. Anche ora attraversiamo una grande crisi economica, con l’incognita di ciò che succederà al Monte dei Paschi, e si nota l’importanza crescente del Palio, delle sue rappresentazioni e dei dirigenti di Contrada che diventano poi sindaci, com’è successo ultimamente con la Fabio. Oltre a tutelare il decoro del Palio e delle Contrade intorno a elementi essenziali e non negoziabili, occorre considerare anche l’economia di cui vivono i nostri cittadini”.





