Salvini se ne frega della fronda nordista, che si sfrangia, e tira diritto
Non potrebbe esser più stallo nella Lega, divisa e imballata tra la linea nazional-sovranista assunta dal segretario e quella local-autonomista propugnata dagli amministratori nordisti. Il Quotidiano Nazionale racconta quello che succede nella Lega in vista di Pontida. Dopo essersi condannato all’erosione da parte del Futuro Nazionale del transfuga Roberto Vannacci, il “capitano“ Matteo Salvini si consolida infatti al vertice del Carroccio in virtù dell’incapacità di prospettare un’alternativa da parte della cosiddetta “fronda nordista” dei governatori guidata dal lombardo Attilio Fontana e dall’ex veneto Luca Zaia. Che, dopo l’ennesimo incontro di ieri a Roma, sembrano intenzionati a venire a patti col leader unico e incontrastabile, come attestato dall’ipotesi di “manifesto programmatico” condiviso e ancor più dall’indicazione di attenersi alle comunicazioni ufficiali del partito.
Mentre alle Officine Farneto di Roma si svolge l’evento ‘A tua difesa’ incentrato sulla prossima manovra finanziaria e le proposte del Carroccio, a casa di Matteo Salvini arrivano i governatori della fronda nordista: Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti, più l’ex storico doge Luca Zaia. Una riunione che in realtà non smuove né smussa nessuno dei temi del contendere, né realizza le cooptazioni che il segretario persegue da mesi. Salvini tiene sulla linea del partito nazionale, i governatori oppongono l’idea del partito federato in tre – nord, centro, sud – che però non passa. Il resto è muro contro muro tra il segretario e la vecchia guardia nordista che incalza per un allargamento collegiale della leadership. Un “manifesto” comune sembra essere la via di uscita che si profila.“Non vedo l’ora di condividere”, risponde Salvini dal palco delle Officine Farneto chiudendo l’evento del partito e promettendo di coinvolgere “tutte le persone che hanno idee e valori da portare avanti, a partire dai governatori”. Ma senza rinunciare a fare “il segretario del partito”. Sottolineatura che richiama gli applausi della sua platea. Come dire: benvenga la collegialità e la condivisione delle responsabilità, compresa la partecipazione alla formazione delle liste elettorali per le prossime politiche che il segretario mette a disposizione delle istanze localiste, ma nessun passo di lato. Durante l’incontro tra il leader e i governatori “è stata condivisa la volontà di avviare già nei prossimi giorni un lavoro finalizzato alla definizione di un manifesto programmatico, capace di raccogliere idee, priorità e proposte della Lega”, fanno sapere le fonti ufficiali.
L’obiettivo comune, del resto, è arrivare uniti all’appuntamento di Pontida del 20 settembre, dove a nessuno conviene passare per demolitore del Carroccio, anche se qualche vagheggiamento di protesta ancora alligna nella fronda nordista. “Ci siamo dati appuntamento tutti insieme a Pontida alla faccia di qualche uccello del malaugurio – fa sapere il Capitano – Ci siamo ripromessi di vederci nei prossimi giorni perché abbiamo una tabella di marcia di cose da fare”. E anche il segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, messo in graticola per le critiche al vertice salviniano al punto di minacciarne l’incarico di capogruppo al Senato, conferma che “Pontida è sacra, saremo tutti uniti”, pur auspicando “segnali di rinnovamento”.
Salvini insomma tira diritto. E i nordisti a loro volta organizzano il dissenso in vista dell’atteso manifesto comune. Nel frattempo lunedì sera si è visto uno spaccato della situazione ad Alzano Lombardo, nella Bergamasca, dove circa 300 militanti arrabbiati e delusi contro “una Lega che non c’è più” si sono sfogati in espressioni dialettali in occasione della presentazione del libro di Romeo, in prima fila nelle critiche alla gestione di Salvini.





