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Politica

Salvini sotto attacco, lo contestano ex leghisti e i governatori

Il giornale La Voce parla del doppio attacco alla Lega di Matteo Salvini, ma il leader non pare preoccupato. Per Matteo Salvini il problema non è più soltanto tenere insieme la Lega. Adesso deve anche stabilire quale Lega. Quella nazionale costruita negli ultimi dieci anni, arrivata dalla Lombardia alla Sicilia sotto il nome di Lega per Salvini Premier, oppure quella vecchia, nordista e autonomista, figlia di Umberto Bossi, che formalmente non è mai scomparsa e che alcuni ex dirigenti vogliono riportare al centro della scena politica.

Un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali ha costituito un Comitato per la convocazione del congresso federale della Lega Nord. Non il congresso del partito oggi guidato da Salvini, ma proprio quello del vecchio Carroccio, rimasto negli ultimi anni soprattutto come soggetto legato alla restituzione dei famosi 49 milioni di euro. Un contenitore che sembrava destinato a sopravvivere soltanto nelle carte e che ora qualcuno prova a trasformare nuovamente in una forza politica.

Tra i promotori c’è Gianluca Pini, ex deputato ed ex segretario della Lega Nord Romagna, già protagonista in passato di una battaglia giudiziaria sul simbolo. «Vogliamo la convocazione del congresso e scongelare il vecchio partito», spiega, sostenendo che al comitato avrebbero già aderito centinaia di militanti. L’accusa è pesante: negli ultimi anni regolamento e statuto della Lega Nord sarebbero stati calpestati per favorire il nuovo corso salviniano.

Nel mirino finisce soprattutto Igor Iezzi, deputato e commissario della vecchia Lega Nord. Secondo Pini avrebbe impedito lo svolgimento del congresso, accorpato le sezioni e fermato nei fatti il tesseramento, «tutto per spianare la strada al piano sovranista e fallimentare di Salvini». Parole che trasformano una disputa statutaria in un attacco frontale alla strategia con cui il segretario ha cancellato progressivamente il riferimento al Nord per costruire un partito nazionale.

La risposta dei salviniani è immediata. Fonti del Carroccio accusano gli ex di tornare alla carica «in cerca di una poltrona» e rilanciano il nodo più doloroso: chi vuole riprendersi la vecchia Lega, chiedono, è disposto anche a farsi carico dei milioni di debiti che il nuovo partito ha ereditato e continua a pagare? Una replica durissima che dimostra quanto la questione venga considerata tutt’altro che marginale dagli uomini vicini al vicepremier.

Il punto è che Salvini si trova oggi davanti a due contestazioni completamente diverse. Da una parte ci sono governatori, amministratori e dirigenti settentrionali che chiedono più autonomia, più collegialità e soprattutto un ritorno ai temi del Nord. Dall’altra ci sono gli ex che non vogliono correggere la Lega salviniana, ma provano direttamente a riaprire quella precedente. Due battaglie che hanno un bersaglio comune ma strategie e obiettivi profondamente differenti.

Non a caso il governatore lombardo Attilio Fontana ha immediatamente preso le distanze dal comitato: «Non c’entra assolutamente niente con il discorso che stiamo portando avanti con Salvini». Il messaggio è chiaro. La battaglia dei presidenti del Nord deve restare dentro il partito e culminare nel confronto atteso con il segretario, non trasformarsi in una guerra sul marchio e sull’eredità politica del Carroccio.

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