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Politica

Il caso Ranucci e lo stato di salute del giornalismo tra attentati e incursioni della politica

David Nitrosi sul Quotidiano Nazionale parte dal caso Ranucci per riflettere sullo stato di salute del giornalismo. Per capire: Sigfrido Ranucci è unfit (inadeguato, indegno) per condurre Report, ma è all’altezza per un ruolo di responsabilità a Rainews o Rai 3 o per ricoprire l’ufficio di corrispondenza di una capitale estera. In questa vicenda tutto è assurdo: a partire dal considerare l’ufficio di corrispondenza all’estero o un ruolo apicale nella tv pubblica, una contropartita ad un torto. Svilente, in primo luogo per la professionalità di chi lavora in Rai.

Come stonato è stato, questo invece da parte di Ranucci, delegittimare i colleghi giovani scelti per guidare Report. Ma al di là di questa uscita, non perdiamo il punto: davvero si crede che Ranucci sia stato cacciato da Report per Lavitola e le stagiste? E perché questa rimozione, se Ranucci non è indagato ma è vittima, tra l’altro di un attentato? Valgono forse l’antipatia personale o i gossip sentimentali? Brutto segnale. Un giornalista si valuta per il merito, l’indipendenza, la capacità di raccontare e svelare notizie. Non vale la fedina morale ma la qualità dei servizi, l’accuratezza delle inchieste e l’autorevolezza delle fonti (ma ricordiamolo a tutti coloro che hanno usato Lavitola come fonte senza per questo avere conseguenze).

Il caso Ranucci impone una riflessione profonda sullo stato di salute del giornalismo. Forse per salvarci dobbiamo per prima cosa uscire dalla logica della par condicio, che valuta una notizia con il misurino: un tanto di destra, un tanto di sinistra, il centro quanto basta. In una vera democrazia nessuno si chiede a chi giova una notizia: non se lo chiedono il giornalista, il pubblico e tanto meno la politica il cui compito è solo garantire il diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione. Oggi tutti salgono volentieri in cattedra a spiegarci come fare il nostro lavoro per poi volentieri darci una lezione appena cadiamo in disgrazia. Imparino piuttosto a rispettare l’autonomia dell’informazione, che non è un valore solo quando colpisce la parte avversaria.

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