Monte dei Paschi, può essere banca europea senza cancellare il rapporto con il territorio
Michele Taddei su Agenzia Impress pone una domanda. Mps può e deve essere una grande banca italiana con una visione europea senza per questo smettere di avere un rapporto con il territorio. Le due cose non sono in contraddizione.
Anzi, la vera sfida è proprio questa: diventare abbastanza grande da competere sul mercato continentale, senza perdere quella responsabilità che ha sempre dimostrato verso Siena, la Toscana e l’economia reale italiana.
Sostiene Rita Querzè sul Corriere della Sera che dovremmo guardare tutto il tema del risiko bancario sotto altre lenti che non siano solo quelle di vincitori e di vinti. Scrive: le banche sono “un’infrastruttura fondamentale della nostra economia” e dovremmo discutere di “che tipo di sistema bancario abbiamo bisogno per sostenere le enormi sfide dell’economia reale che stiamo affrontando? Il riassetto in corso aiuterà o meno? Queste sono le domande che dovremmo farci”.
Domande che la politica per prima dovrebbe porsi e affrontare. Senza lasciare che il riassetto sia lasciato solo al “libero mercato”, come hanno fatto intendere alcuni politici, compresa la segretaria del Pd Elly Schlein. Una posizione, la sua, che ha destato più di una perplessità in Toscana e a Siena, soprattutto tra i suoi.
Anche lei rischia di finire tra i rosikoni della doppia mossa di Lovaglio, tirata per la giacchetta, chissà, dai compagni emiliani, ingolositi dagli scarti di Mps che rimarrebbero loro se andasse avanti l’opzione Intesa Sanpaolo.
La politica, invece, avrebbe tutto il diritto di intervenire non tanto per fare il tifo su due o tre poli bancari (tre è sempre meglio di due, a nostro parere), ma per pretendere che le banche riprendano a finanziare famiglie e imprese. In particolare le piccole e medie, e non solo le grandi.


