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Mattarella pensaci tu, appello di giuristi e professori contro il programma di Vannacci

Un appello a Sergio Mattarella contro il programma politico di Roberto Vannacci. A promuoverlo sono Massimo Arcangeli, linguista e fondatore del movimento «Tutti per una, l’Italia antifascista per tutti», e Christian Raimo, insieme a giuristi, avvocati, docenti, scrittori e rappresentanti di associazioni. I firmatari chiedono al presidente della Repubblica di intervenire sui contenuti del programma di Futuro Nazionale, che a loro giudizio configurerebbero, insieme alle attività del movimento, una violazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista

La petizione mette nel mirino diversi punti della piattaforma di Vannacci. Dall’immigrazione alla cittadinanza, dall’abrogazione della legge Mancino alla cancellazione del reato di femminicidio, fino alle proposte contro aborto, unioni civili e diritti delle persone lgbtqia+. Per i promotori dell’iniziativa, si tratta di un progetto che limita le libertà individuali e assegna allo Stato un ruolo sempre più invasivo nella vita dei cittadini.

È soprattutto nella parte dedicata alla famiglia, alla natalità e all’educazione che i firmatari individuano quelli che definiscono i riferimenti più evidenti alla tradizione fascista. Nel programma si parla di demografia come «dovere di Stato» e di educazione militare nelle scuole. La lettera richiama poi le proposte sulla televisione e sulle tematiche lgbtqia+, arrivando a evocare il modello del MinCulPop per il controllo dell’informazione.

Nel testo rivolto a Mattarella, i promotori chiedono una presa di posizione netta. Il programma, scrivono, contiene proposte che puntano a «cancellare importanti conquiste sociali e civili», a colpire le minoranze e a comprimere le libertà individuali, fino a trasformare «in sudditi i cittadini e le cittadine italiane» attraverso la costruzione di uno Stato «etico» e di «un paese militarizzato». Nel mirino finiscono anche le posizioni su immigrazione e cittadinanza, l’abrogazione della legge Mancino e del reato di femminicidio e il riferimento al «patriarcato mediterraneo». Nella parte finale dell’appello, i firmatari parlano di una «restaurazione autoritaria e di smantellamento dello Stato di diritto» e individuano nelle proposte di Vannacci «i pilastri della dottrina fascista del Ventennio». Oltre alla demografia come «dovere di Stato», anche «l’inquadramento paramilitare della gioventù», fino alla «cancellazione del diritto delle donne all’autodeterminazione e all’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza», all’abrogazione delle unioni civili e alla «censura televisiva delle tematiche lgbtqia+»

Ma sul nuovo programma di Vannacci non sono arrivate critiche soltanto dall’esterno. Anche all’interno dell’area che ruota attorno a Futuro Nazionale c’è chi contesta la direzione presa dal movimento. Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (think tank storico del movimento), ha attaccato i «cattivi consiglieri» del generale e quella che considera una deriva troppo conservatrice sui temi etici. Il riferimento è anche a Lorenzo Gasperini, tra gli autori della parte del programma dedicata proprio a questi argomenti.

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