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Toscana

Pier Angelo Sarti, lo scultore e poeta lucchese in Inghilterra

Piazza dell Anfiteatro in Lucca Italy

Roberto Pizzi.

Un lucchese che respirò lo spirito libero d’Oltremanica fu Pier Angelo Sarti, artista poco conosciuto nella sua terra natale, ma che si fece apprezzare in Inghilterra, nei primi decenni dell’800. Nato a Vetriano  di Pescaglia il 1° maggio del 1793 da una modesta famiglia di agricoltori, seguì la sorte di tanti della Valle del Serchio che, imparato l’arte del figurinaio, si mossero fin dal XVII secolo, in cerca di fortuna, sulla rotta dell’emigrazione.  In Inghilterra trovò l’ambiente adatto per realizzare il suo ideale di elevazione culturale, coltivato pur senza avere avuto la possibilità di compiere studi umanistici. A Londra studiò il disegno ed essendo dotato di ingegno e di senso estetico, riuscì ad affinarsi nell’arte, modellando e scolpendo. E tanto divenne apprezzato, che il Governo inglese lo nominò primo formatore del Museo Britannico, dandogli poi l’incarico di riprodurre nel gesso le copie dei marmi del  Partenone che erano state portate Oltremanica da lord Elgin. L’opera, che fu eseguita con grande maestria, venne poi donata al re di Francia e le autorità inglesi vollero che fosse lo stesso Sarti a presentarla al  sovrano francese, Luigi Filippo, il quale avrebbe voluto premiarlo  con distinzioni ed onori che egli, invece, garbatamente rifiutò perché avverso, in cuor suo, all’istituzione monarchica. Sempre nella capitale inglese sembra che avvenisse un suo incontro con il Canova che non solo ne lodò le opere, ma addirittura cercò di convincerlo a trasferirsi con lui a Roma.  Oltre che valente scultore, al quale i nobili inglesi affidavano la realizzazione di loro statue, Pier Angelo Sarti si dedicò, da autodidatta, alla poesia, ispirandosi ai poemi epici inglesi di Milton e Thompson ed al genere eroicomico che ricordava la poesia dell’Ariosto, del Tasso, del Bracciolini e del Tassoni, non mancando di una propria originalità. Sempre in Inghilterra, questo campagnolo della Val Pedogna fu accolto nella cerchia degli artisti italiani esuli per ragioni politiche, meritandosi la stima di Ugo Foscolo, ed entrando nel circolo di artisti di ispirazione esoterica come Gabriele Rossetti (1783-1854) e Gaetano Polidori (1764-1853) e insieme a loro  condivise il dolore per la mancanza d’indipendenza della patria comune. Il nome di Rossetti si ricollega anche a quella corrente protestante di italiani esuli in Inghilterra, impegnata nelle battaglie patriottiche del loro paese, che si distingue dalle altre sette religiose per l’impronta radical-democratica, anticlericale, più o meno intrisa di massonismo che sboccherà nella costituzione della “Chiesa Libera Italiana”. 

Sarti sposò una signora inglese anglicana, dalla quale non ebbe figli e che lo seguì  nel suo rientro in Italia.  Ritornato al paese di origine, presumibilmente negli anni ’30, si dedicò alla stesura di un poema in dodici canti intitolato Ramigi, il Cavaliere del Fiore, nel quale si descrivevano le gesta di una guerra combattuta nella vallata del Serchio, causata dal rapimento di una fanciulla,  che si concludeva con la vittoria di Ramigi sul conte Cerro, cioè con il trionfo della giustizia sull’inganno e del valore sulla violenza. Di questo poema per molto tempo si  sono cantate le strofe nei “maggi” garfagnini (forma di teatro popolare all’apertotipico dell’Appennino tosco-emiliano). Avversioni,  invidie e incomprensioni dei suoi paesani  portarono, poi,  il Sarti alla decisione di abbandonare Vetriano, per stabilirsi a Lucca, in un palazzo di sua proprietà, nell’attuale Corso Garibaldi, dove morì il 21 ottobre del 1868

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