La vaccinologia merita investimenti per migliorare la qualità della vita
Emanuele Montomoli*.
Il professorMantovani ha come al solito ragione, e mi viene da aggiungere che i vaccini hanno avuto addirittura lo stesso impatto dell’acqua potabile sulle nostre vite.
I vaccini tuttavia non sono farmaci, e la differenza è sostanziale soprattutto per un paio di caratteristiche:
– Prima di tutto i vaccini a differenza dei farmaci si somministrano a soggetti sani, sono prevenzione, quindi dal punto di vista etico cambia tutto. Il primo punto del giuramento di Ippocrate per i giovani medici è proprio quello di non peggiorare lo stato di salute dei propri assistiti, e se un soggetto sta bene, anche un effetto collaterale transitorio banale, come un pochino di gonfiore nel punto di inoculazione potrebbe, nell’immediato, andare contro questo giuramento.
-Seconda questione, i vaccini a differenza dei farmaci agiscono “sul gruppo” e una campagna di vaccinazione eseguita senza linee guida e senza criteri precisi potrebbe semplicemente solo spostare in avanti nel tempo l’epidemia e addirittura peggiorarne gli effetti. Sui calendari vaccinali sono necessari programmi di adesione con percentuali certe (alte) per poter sperare di vedere sulla popolazione i risultati del duro lavoro fatto in laboratorio.
– I vaccini sono Sanità Pubblica, nel senso che i vaccini quasi sempre vengono comprati e somministrati dal sistema pubblico, raramente possiamo andare in farmacia e comperare il vaccino. Questo significa che il processo si espone in maniera rilevante a procedure pubbliche che devono essere tenute sottocontrollo sia per i costi correlati che per le decisioni strategiche come ad esempio chi andare a vaccinare.
Per tutte queste ragioni e forse per molte altre la vaccinologia è una disciplina che interseca diversi settori della medicina, della politica e dell’economia, ma che se appropriatamente applicata ha dimostrato negli anni che a fronte di investimenti sostenibili (non costi) può migliorare in maniera rilevante la qualità delle nostre vite.
*Emanuele Montomoli è ordinario di Igiene e sanità pubblica all’università di Siena





