I vaccini sono l’intervento medico che più ha cambiato la nostra vita
Il professor Alberto Mantovani in un articolo sul Corriere della Sera spiega che i vaccini sono indispensabili per la vita delle persone.
Mi piace pensare al sistema immunitario come a un’orchestra. Un’orchestra deve fare le prove ed esercitarsi, per suonare in armonia. Ebbene, lo stesso vale per la nostra orchestra immunitaria, che deve garantirci salute e benessere.
I pilastri per tenere in forma il nostro sistema immunitario sono tre: vaccini, ambiente e stile di vita.
I vaccini sono l’intervento medico che più ha cambiato la vita della nostra specie sul pianeta. Si basano sulla memoria immunologica: ci confrontiamo con un pezzo di un microbo o con il microbo intero, che può essere attenuato e vivo, oppure ucciso, e così prepariamo il nostro sistema immunitario all’incontro con il patogeno vero. Se ci siamo vaccinati, la risposta immunitaria sarà più veloce in quella che è una vera e propria corsa fra noi e il patogeno. La nostra performance sarà più veloce, di maggior portata e più efficace. Come accennato, i vaccini sono stati l’intervento a basso costo che più ha avuto un impatto sulla vita dell’umanità.
Flagelli come la polio e il vaiolo sono scomparsi in gran parte o in tutto il pianeta grazie alle vaccinazioni.
La cronaca ci ricorda, però, che queste patologie non sono scomparse per gentilezza nei confronti della nostra specie ma, nel caso della polio, perché continuiamo a vaccinarci. È bene ricordare che nel nostro Paese il morbillo causava quattrocento morti all’anno, soprattutto bambini, prima dell’introduzione del vaccino.
Un intervento a basso costo: si stima che 1 euro speso in vaccini porti a un risparmio di 20/30 euro. Il vaccino contro l’epatite B, ad esempio, più o meno costa al Servizio Sanitario Nazionale 16 euro e previene malattie che costano decine o centinaia di migliaia di euro, ad esempio l’epatite cronica o il cancro del fegato.
La domanda che possiamo farci è: è meglio vaccinarsi o ammalarsi per esercitare il nostro sistema immunitario? Tutti i patogeni conoscono il sistema immunitario meglio di quanto non lo conoscano tutti gli immunologi del mondo, nel senso che sono stati selezionati per avere strategie di soppressione del sistema immunitario umano. Dunque, lo conoscono molto bene.
Prendiamo ad esempio il morbillo: fa «piazza pulita» della memoria immunologica; lascia quindi un’immunosoppressione che dura fino a 2 anni. Questo è il motivo per cui l’infezione da morbillo è accompagnata in circa il 20/25% dei casi da patologie concomitanti, ad esempio infezioni da altri germi, e necessita spesso di ricovero ospedaliero.
Lo abbiamo visto anche nel nostro Paese qualche anno fa, quando abbiamo avuto circa 5mila casi di morbillo e 6 bambini morti. Non solo: in circa 1 caso ogni 2mila, il morbillo causa encefalite, in molti di questi casi in forma molto grave, nota come sclerosante. Tale encefalite lascia danni irreversibili nel cervello. E, in 1 caso ogni 3mila, causa la morte.
E la vaccinazione contro morbillo? In un caso su 1 milione causa un’encefalite, ma è di regola in una forma leggera che si manifesta con febbre alta e, nei bambini piccoli, può dare convulsioni controllabili. Questi dati dicono che il miglior allenamento è il vaccino, non la malattia naturale.
Va aggiunto inoltre che. per i vaccini come per qualunque intervento medico, dobbiamo valutare rischi e benefici. Questa valutazione è particolarmente attenta nel caso dei vaccini, perché vengono somministrati a persone sane per prevenire e non curare la malattia.
I vaccini sono l’intervento medico che più ha cambiato la vita della nostra specie sul pianeta
I vaccini, dunque, sono la prima forma di allenamento del sistema immunitario.
Anche per i vaccini, medici e scienziati hanno affrontato insuccessi, accompagnati però da vere e proprie rivoluzioni tecnologiche e scientifiche.
Ad esempio, una rivoluzione in vaccinologia è stata costituita dalla cosiddetta Reverse Vaccinology, il cui pioniere è stato l’italiano Rino Rappuoli. Il prof. Rappuoli ha cambiato il modo in cui pensiamo ai vaccini: ha deciso di non guardare al germe, ma alle sequenze dell’informazione genetica del suo DNA, che codificano le sue molecole.
Così, è riuscito a fare un vaccino contro il meningococco di tipo B, contro cui nessuno aveva avuto successo.
Una rivoluzione più recente è quella della vaccinologia strutturale. Qui la lezione è venuta dal virus respiratorio sinciziale (RSV), un flagello per i bimbi e per le persone anziane. Per 50 anni i tentativi di realizzare un vaccino contro RSV hanno portato a insuccessi. La storia è cambiata quando i ricercatori hanno capito come realizzare un vaccino diretto contro «l’uncino flessibile» (proteina F) che il virus utilizza per agganciarsi alle nostre cellule, stabilizzandone la conformazione.
Questi due esempi raccontano come le rivoluzioni tecnologiche abbiano accompagnato lo sviluppo dei vaccini. Ci auguriamo che le rivoluzioni tecnologiche ci aiutino a realizzare vaccini terapeutici e contro alcuni germi contro cui, fino ad oggi, abbiamo fallito.





