Torna l’ora del sindaco banchiere, i primi cittadini alle prese con le sorti del Monte dei Paschi
Stefano Bisi.
Torna l’ora del sindaco banchiere, per usare un’espressione inventata da Alfredo Monaci quando era sui banchi del consiglio comunale e il primo cittadino era Pierluigi Piccini. Proprio perché interveniva spesso sul Monte dei Paschi, a Piccini venne attribuito questo soprannome, ma non è stato il solo sindaco a occuparsi di Rocca Salimbeni e in queste ore “ritornano”. D’altra parte il Monte è figlio e babbo di Siena e tra i doveri del sindaco c’è anche quello di difenderlo. In queste ore sul tema interviene anche un altro primo cittadino del passato, Bruno Valentini, che plaude all’azione determinata dell’ad Luigi Lovaglio. Tacciono, per il momento, Maurizio Cenni e Vittorio Mazzoni della Stella, che è stato anche vicepresidente facente funzione di presidente del Monte dei Paschi.
Da Mazzoni della Stella, che restò primo cittadino dall’83 al ‘90, la fascia tricolore passò a Piccini per dodici anni, perché durante il suo mandato venne applicata la legge dell’elezione diretta. Da Piccini a Maurizio Cenni, che ha guidato il Comune per due mandati, prima dell’arrivo di Franco Ceccuzzi e del commissario prefettizio Enrico Laudanna. Dopo il prefetto è arrivato Bruno Valentini e da lui la fascia tricolore è passata a Luigi De Mossi e poi a Nicoletta Fabio. Tutti, chi più chi meno, si sono occupati del Monte dei Paschi e in 43 anni di amministrazioni comunali quattro sindaci provenivano dal sindacato dei bancari della Cgil. Per quasi 30 anni su 43 il sindaco di Siena è stato un montepaschino.





