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Economia

Che succede se il ceo di Intesa Sanpaolo fa un un rilancio che finora ha escluso

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Dopo la contromossa varata giovedì 20 agosto dal cda di Banca Monte dei Paschi di Siena, ora spetta a Intesa Sanpaolo valutare la prossima mossa, scrive Milano Finanza. Le operazioni proposte al board da Mps che riguardano Banco Bpm, Banca Generali (e uno share dividend totale da quattro miliardi di euro), potrebbero infatti modificare profondamente il profilo della banca senese, oggetto dell’opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa lo scorso giugno. 

Prima di tutto, però, le proposte dovranno essere approvate dall’assemblea di Mps, dove sarà necessario raggiungere un quorum del 66%. L’acquisizione di Banco Bpm e Banca Generali aumenterebbe infatti il numero di azioni Mps e trasformerebbe significativamente il perimetro e il modello industriale della banca, rendendo necessario rivedere il concambio e forse anche il senso strategico dell’intera operazione.

Intesa potrebbe inoltre ricorrere alla cosiddetta clausola Mae che consente all’offerente di valutare gli effetti di eventi capaci di produrre «effetti pregiudizievoli sull’offerta e/o sulla attività e/o sulla situazione finanziaria, patrimoniale, economica e/o reddituale dell’emittente», così come di fatti in grado di «modificare o impattare in modo pregiudizievole» la target, l’esecuzione dell’operazione o il conseguimento dei suoi obiettivi.

Resta infine aperta la questione del prezzo: Carlo Messina ha finora escluso un rilancio, ma la strategia di Luigi Lovaglio potrebbe spingere Intesa a riconsiderare la propria posizione. Secondo alcune interpretazioni, proprio ottenere un miglioramento dell’offerta potrebbe essere uno degli obiettivi della contromossa di Mps.

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