Siena si gioca la vittoria ai tempi supplementari, sembra l’Italia-Germania 4-3
Bruno Valentini.
Le dimensioni del riassetto del sistema bancario sono impressionanti. Del resto la finanza mondiale si muove con valori pari o superiori ai Prodotti Lordi della maggior parte degli Stati. Nel quadro di una profonda ed irreversibile trasformazione dell’attività creditizia e della gestione del risparmio, solo i giganti possono sopravvivere. Quello che sta accadendo a Banca Mps era imprevedibile. Da banca quasi fallita a banca salvata dallo Stato. Poi risanata e redditiva, da preda predestinata diventa predatrice. Tenta e realizza la scalata al tempio della finanza privata e punta al controllo del colosso Generali. Il principale manager viene prima esaltato, poi accompagnato alla porta ma lui risorge, grazie ad un patto con alcuni grandi azionisti mentre altri ne diventano nemici. Improvvisamente entra in campo un gigante apparentemente dormiente che però si vuole pappare tutto azzerando cinquecento anni di storia, approfittando delle proprie risorse quasi illimitate. Sembrava la fine del film ed invece negli ultimi giorni lo scenario muta ancora. Grazie anche ad una convergenza della strana coppia Meloni-Schlein, il governo fa capire che preferirebbe un grande accordo dove tutti possono portare a casa qualcosa. Sempre che la magistratura non entri ancora una volta in campo, il progetto sembrerebbe quello della nascita di un terzo polo (dopo Intesa e Unicredit), che eviterebbe una eccessiva concentrazione di potere sia in campo bancario che assicurativo. In un certo senso è Messina ad avere il controllo del centrocampo, perché la sua Offerta di Acquisto su Mps è chiara, sostanziosa e già definita formalmente, con una scadenza ravvicinata a settembre. Le controproposte di Lovaglio, verso Bpm e Banca Generali, sono più farraginose, incerte e dai tempi lunghi. La palla è nelle mani degli azionisti di Banca Mps, che dovranno decidere, nero su bianco, a chi dare retta. Quindici giorni fa la partita sembrava chiusa, così come sembrava segnata la fine del Monte dei Paschi di Siena. Oggi Siena sta mandando il match ai tempi supplementari e tutta la città, la provincia e la Toscana fanno il tifo quanto meno per un pareggio. Nella consapevolezza che se il Governo ha deciso di non accontentarsi della monetizzazione della propria quota azionaria, provando a fare il regolatore del mercato anziché subirlo, è anche per il pressing unitario della politica e della società senese. Ragionando non da senese ma da cittadino italiano, sarebbe molto rischiosa una eccessiva concentrazione di comando bancario ed assicurativo, fra l’altro tutta concentrata al Nord. Infine, i lavoratori di Banca Mps, quelli che tirano la carretta da vent’anni a questa parte (dopo l’acquisto di Antonveneta), meritano di rimanere autonomi, perché sono un esempio positivo di attaccamento alla propria azienda. È grazie a loro che Mps produce profitti.





