L’incuria delle scale mobili di Fontebranda pessimo biglietto da visita per Siena
Stefano Bisi.
Se avete voglia di fare una gita fuori porta andate a Perugia e utilizzate le scale mobili, poi ne fate un’altra a Siena e utilizzate la risalita meccanizzata di Fontebranda. Stessa idea: a Perugia l’hanno avuta negli anni Settanta e il sindaco Giorgio Casoli ha tagliato il nastro nel 1983; a Siena all’inizio degli anni Ottanta per merito dell’architetto Ludovico Quaroni, avviate dal sindaco Pierluigi Piccini e completate dal suo successore Maurizio Cenni nel 2005. Due opere indispensabili. Per precisione di cronista, Quaroni pensò la risalita dal parcheggio di Fontebranda al Santa Maria della Scala, ma le difficoltà tecniche fecero propendere per un diverso tracciato, quello che dagli ex macelli passa sotto il Costone e porta in Vallepiatta a duecento metri da Piazza del Campo e dal duomo. La risalita si è rivelata scelta lungimirante, ma ora riempie di tristezza per le condizioni in cui versa. Il giardino con una piccola fontana nei giorni del Palio è trasformato in parcheggio per auto e motorini mentre i muri della risalita ora non hanno neppure i cartelloni pubblicitari che avevano sostituito i maxi manifesti con le massime di illustri pensatori. Sono rimaste le impronte. Basterebbe poco per abbellire la risalita: qualche foto di Siena e cambierebbe volto. Perugia ha incuneato le scale mobili nella Rocca Paolina e ne ha fatto un’attrazione perché curate con molta attenzione; Siena perché non può fare altrettanto? L’attuale biglietto da visita è pessimo.





