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Esteri

Turista di Arezzo con la moglie in Colombia nel giorno del terremoto

Matteo Grassi*.

Insieme a mia moglie, Chiara, siamo arrivati in Colombia, a Bogotá, appena tre ore prima del sisma che, nella giornata di lunedì 10 agosto, ha interessato il Paese. Oggi, nella capitale, la situazione appare tranquilla e la vita quotidiana prosegue regolarmente, anche se l’attenzione dei media è completamente concentrata sulla dichiarazione dello stato di disastro nazionale e, soprattutto, sulla drammatica situazione nelle aree maggiormente colpite, tra Cali e Pereira.

Quando si è verificata la scossa ci trovavamo in taxi, nel traffico che dall’aeroporto ci stava portando verso il mio hotel. Eravamo su un cavalcavia e ci siamo immediatamente accorti della sua intensità e della sua durata. Il movimento è stato evidente: la struttura del cavalcavia ha oscillato, così come la vegetazione circostante, in un fenomeno che, almeno per chi lo ha vissuto direttamente, è stato tutt’altro che impercettibile.

La struttura, tuttavia, ha retto efficacemente e non abbiamo avuto alcuna conseguenza. Dopo i primi momenti di comprensibile apprensione, abbiamo potuto proseguire normalmente verso l’hotel.

A Bogotá, almeno per quanto ho potuto constatare personalmente, non si respira una situazione di emergenza. Il contrasto con le immagini e le notizie provenienti dalle zone maggiormente interessate è però molto forte: radio, televisioni, giornali e tutti i principali canali di informazione dedicano ampio spazio alle conseguenze del sisma e alle operazioni di soccorso.

Il nostro viaggio, per il momento, prosegue senza intoppi. L’itinerario prevede ora la continuazione verso Cartagena, Medellín e San Andrés, tutte località al di fuori della zona maggiormente interessata dagli eventi. Il rientro in Italia è previsto per il 24 agosto.

Resta naturalmente la preoccupazione per le comunità colpite e per chi, a differenza di noi, sta vivendo direttamente le conseguenze più gravi del terremoto. Ma da Bogotá, almeno in questo momento, il quadro che posso raccontare è quello di una città che continua a vivere normalmente, mentre l’intero Paese guarda con apprensione alle aree dove la situazione è ben diversa.

*Matteo Grassi è un avvocato di Arezzo

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1 Commento
matteo menetti cobellini
matteo menetti cobellini
1 giorno fa

È un’importante testimonianza. In Italia, tra Ranucci e Telemeloni, siamo forse troppo concentrati sulle cose più futili. Spesso dimentichiamo le tragedie che possono colpire il mondo. E un giorno, quel mondo, potremmo essere noi.

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