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Il Marocco dietro l’onda di Ceuta, la strategia del silenzio tra Rabat e Madrid

Ariel Piccini Warschauer.

Il confine tra la pressione geopolitica e il disastro umanitario è una linea sottile tracciata lungo il reticolato metallico di Ceuta. Le ultime relazioni dei servizi di informazione spagnoli, filtrate nelle ultime ore da Madrid, tracciano un quadro lucido e al contempo inquietante su quanto accaduto nella recente “ondata umana” verso l’enclave spagnola in territorio nordafricano. La conclusione degli analisti del CNI, il Centro Nacional de Inteligencia, è netta: Rabat non ha pianificato a tavolino l’assalto, ma lo ha permesso e, una volta innescato attraverso i social, lo ha cinicamente strumentalizzato.

Secondo i report della sicurezza, la miccia non è scattata nei palazzi del potere marocchino, bensì nel sottobosco digitale, attraverso un’epidemia di rumor e messaggi sui social media che promettevano il passaggio libero verso l’Europa. In poche ore, centinaia di giovani e giovanissimi si sono mossi verso la linea di demarcazione. Ma è qui che la tattica di Rabat si fa sostanza geopolitica: quando la massa si è concentrata al valico, gli apparati di sicurezza marocchini — solitamente rigidi e molto duri— hanno deliberatamente allentato le prese. Hanno girato lo sguardo dall’altra parte, lasciando che il flusso aumentasse fino a diventare un’onda d’urto ingestibile per la Guardia Civil.

Non c’è stata dunque una regia diretta nelle origini dell’evento, quanto una gestione opportunistica del caos. Si tratta di una tecnica ampiamente collaudata nella cosiddetta “guerra ibrida”, dove il controllo dei flussi migratori diventa un rubinetto da aprire o chiudere a seconda delle esigenze diplomatiche e delle tensioni con Madrid.

Se la postura di Rabat risponde a una fredda logica di pressione, la reazione spagnola rivela tutte le sue contraddizioni interne. Da un lato, il Governo di La Moncloa ha definito pubblicamente la violazione dei confini come un vero e proprio attacco all’integrità territoriale dello Stato. Dall’altro, il presidente Pedro Sánchez ha scelto di non convocare il Gabinetto di Crisi di Sicurezza Nazionale.

Si tratta di una scelta strategica ben precisa. Attivare il gabinetto di crisi avrebbe significato elevare lo scontro con il regno alawita a un livello di pre-crisi militare o diplomatica formale, da cui sarebbe stato poi difficile arretrare. La priorità per Madrid resta quella di non spezzare definitivamente i fili con l’intelligence e i ministeri chiave del Marocco, partner indispensabili non solo per il contenimento dei flussi, ma soprattutto per la cooperazione antiterrorismo e la prevenzione del jihadismo nel Maghreb.

Ceuta dimostra ancora una volta come le enclave spagnole in Nordafrica siano il sismografo perfetto delle relazioni transfrontaliere. Senza bisogno di mobilitare reparti militari o minacciare rappresaglie formali, Rabat sa di possedere una leva a costo zero ma ad altissimo impatto politico sia a Madrid che a Bruxelles. E la diplomazia spagnola, pur conscia del gioco di specchi, preferisce incassare il colpo a bassa intensità piuttosto che rischiare una rottura aperta lungo la frontiera sud dell’Europa.

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