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Tante domande a Malagò, Mancini e Ranieri ma una è rimasta fuori

Ricordo, più di cinquanta anni fa, che se un giovane calciatore risultava non tesserato ma disputava una partita del campionato la squadra che lo aveva impiegato perdeva a tavolino 2-0. Questa regola chiara mi è tornata in mente leggendo nei giorni scorsi che il presidente della Federcalcio Giovanni Malagò non sarebbe stato tesserato alla Figc al momento della presentazione della candidatura. Sulla vicenda si sono già espressi giornalisti e giuristi e in molti hanno dato ragione a Malagò, ma un articolo di Primaonline propone una domanda: perché alla alla conferenza stampa di presentazione di Mancini e Ranieri nessun giornalista ha chiesto chiarimenti?

Nella conferenza stampa che ha seguito il Consiglio federale della FIGC era molto attesa. Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale, il nuovo assetto tecnico con Claudio Ranieri e le settimane complicate che hanno accompagnato la vicenda Pirlo erano i temi principali. E infatti le domande sono andate tutte in quella direzione.

Una, però, è rimasta fuori.

Nelle ultime ore prima della conferenza stampa alcune ricostruzioni giornalistiche e un lancio dell’Adnkronos avevano riportato il tema del tesseramento di Giovanni Malagò al momento della sua elezione a presidente della FIGC ( articolo 29 dello statuto). È una questione che dovrà essere chiarita, se necessario, sulla base degli atti e per comprendere poi le eventuali conseguenze sulla base delle norme federali che potrebbero comportare la nullità della nomina, un tema di cui oggi parlano diversi quotidiani.

Proprio per questo ha colpito l’assenza di una domanda diretta al Presidente o meglio al Segretario Generale Marco Brunelli durante la conferenza stampa.

Non sarebbe stata una domanda ostile, ma una domanda di cronaca.

Nel calcio il tesseramento non è un dettaglio amministrativo ma il presupposto essenziale per prendere parte all’attività sportiva. Se una squadra mandasse in campo un calciatore non tesserato e quel giocatore segnasse il gol che decide una partita nessuno direbbe che la questione è irrilevante perché la rete è stata bellissima. La prima domanda sarebbe un’altra ovvero se quel calciatore aveva titolo per essere in campo. Solo dopo verrebbe il risultato.

Naturalmente il presidente della FIGC non è un calciatore ma il principio del tesseramento e la certezza delle regole è lo stesso ed una semplice richiesta di chiarimento avrebbe probabilmente fatto bene a tutti e permesso una completezza negli articoli pubblicati oggi che ancora richiamano il dubbio su questa fattispecie.

Il punto assume un rilievo ancora maggiore perché gli incarichi di Roberto Mancini e Claudio Ranieri rappresentano i primi atti del nuovo corso della Federazione. Un chiarimento sulla vicenda del tesseramento avrebbe quindi un valore non per mettere in discussione il risultato, ma per evitare che in futuro qualcuno possa contestare la regolarità della partita e quindi dei contratti appena siglati.

E’ chiaro che il tema della loro efficacia potrebbe essere valutata soltanto dagli organi competenti, qualora venisse accertato un vizio nell’elezione del Presidente ma la sola presenza di questo interrogativo renderebbe utile una risposta pubblica anche per evitare che il dubbio sulla posizione del presidente finisca per accompagnare anche le decisioni che ha appena assunte.

Negli ultimi anni il calcio ha investito molto sulla trasparenza. È arrivato il VAR per ridurre al minimo i dubbi sugli episodi di gioco. Si controllano tesseramenti, liste, procedure e requisiti. Ogni passaggio è pensato per evitare che, mesi dopo, una partita venga ricordata più per una contestazione che per quanto accaduto sul campo.

Anche la comunicazione segue la stessa logica ed in genere quando nasce un dubbio pubblico riportato da agenzie e da tutte le principali testate, il modo più efficace per chiuderlo sarebbe quello di affrontarlo apertamente.

Per questo sorprende che nessuno abbia chiesto al Segretario Generale della FIGC ,che e’ il custode della regolarità degli atti federali, presente alla conferenza stampa di chiarire un tema che da ore circolava nel dibattito pubblico alimentato da una azione formale del procuratore generale del CONI che ha fatto quella domanda alla FIGC. Una risposta avrebbe probabilmente archiviato la vicenda spiegando nel contempo il quadro regolamentare e rafforzando quella trasparenza che il sistema sportivo rivendica come uno dei propri valori.

La domanda mancata, quindi, non riguarda soltanto Giovanni Malagò ma più in generale il rapporto tra informazione e istituzioni. Una conferenza stampa serve proprio a questo: non soltanto a raccontare le decisioni prese, ma anche a sciogliere i dubbi che accompagnano chi quelle decisioni è chiamato a prenderle.

Nel calcio, quando c’è un episodio controverso, si va a rivedere l’azione. Nessuno lo considera un’offesa all’arbitro o ai giocatori: è il modo scelto per evitare che il dubbio resti sul risultato per questo caso nonostante quanto successo ieri non serve neppure una sala VAR perché oggi , alla presentazione di Mancini e Ranieri, ci sarebbe ancora la possibilità di fare quella domanda o per il Segretario Generale di dare alla pubblica opinione una semplice risposta al citato quesito: si Giovanni Malago era tesserato alla Figc alla data presentazione candidatura oppure no non era tesserato.

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